Domani il castello si apre ai sassaresi
Da oggi è possibile prenotare le visite

di Francesco Bellu
Piazza Cavallino, corridoio di secondo livello (foto: Comune di Sassari)
Piazza Cavallino, corridoio di secondo livello (foto: Comune di Sassari)

SASSARI. Aprirà domani, stavolta pare in maniera definitiva. Insomma il castello di Sassari ritorna ai sassaresi e la città si riprende un tassello importante della propria storia. Per il momento sono tutti entusiasti e si spera che questa "storia d'amore" duri nel tempo e non sia solo un fuoco di paglia dettato dalla curiosità impellente. Restano ancora alcuni particolari da definire visto che mancano ancora servizi come i bagni, una biglietteria e cartelli esplicativi in italiano e, almeno, in inglese. Elementi questi, fondamentali per rendere fruibile al cento per cento e soprattutto a norma di legge, secondo i più recenti criteri di museologia, una struttura complessa di questo genere.

La visita al momento è possibile solo su prenotazione, telefonando al numero 331/2389208, attivo da stamattina. SassariNotizie è stato il primo a chiamare anche in seguito alle tante segnalazioni sulla propria pagina Facebook di alcuni lettori che facevano notare come il numero comunicato ieri sera dal Comune fosse errato. Un piccolo disguido che però è stato corretto dai diretti interessati, in maniera tale da poter rendere subito operative le prenotazioni. L'apertura al pubblico seguirà un calendario settimanale predeterminato: i resti dell'antemurale cinquecentesco saranno visitabili dal giovedì al sabato dalle 10 alle 13 e dalle 16 e 30 alle 19 e 30, la domenica dalle 10 alle 13. I visitatori saranno accompagnati da una guida per un massimo di 12 persone per volta. Le visite prenderanno il via ogni mezz'ora (10, 10.30, 11 e così via). Per i gruppi sarà necessaria la prenotazione. Il martedì e il mercoledì di ogni settimana sarà inoltre riservato alle scolaresche e ai gruppi organizzati: in questo caso la prenotazione è obbligatoria. Il Comune ha deciso che per queste prime settimane il servizio sarà gratuito.

La storia. Fino a oggi il castello è sempre stato un nome sbiadito nascosto dalla piazza che ne ricordava l'esistenza. Costruito nel 1330 venne abbattuto nel 1877 per far posto alla caserma La Marmora, per questo si pensava che potessero essere rimasti integri solo pochi muri delle fondamenta. Ma il caso, come spesso accade in archeologia, ha fatto la sua parte, rimettendo in discussione tutto quanto. I lavori per la ristrutturazione della piazza, avviati nel 2008, avevano, infatti, riportato alla luce delle imponenti strutture che gli archeologi delle Soprintendenza di Sassari, guidati da Daniela Rovina e coordinati sul campo da Luca Sanna, avevano interpretato come i resti del sistema di difesa della struttura. Cunicoli stretti con le fessure per far entrare i cannoni, sottopassaggi, mura solide, spesse e in perfetto stato di conservazione. Questo è ciò che rimane del castello di Sassari. Una micidiale macchina di difesa costruita nel XVI secolo per proteggere la seconda città della Sardegna da attacchi nemici. Chi voleva prendere Sassari doveva passare indenne tra il fuoco incrociato dei cannoni, dei fucili dei soldati e passare in una strada strettissima, larga tanto da passarci solo tre persone. Ma quelle boche da fuoco erano indirizzate anche verso la città: i sassaresi erano dei "sangue caldo", poco inclini a stare sotto le briglie della Corona spagnola, tanto che più volte avevano cercato di ribellarsi. Il Castello stesso, fu costruito proprio in seguito a ben due tentativi di rivolta.

Queste difese rimasero in piedi sino alla fine del XVIII secolo, quando vennero abbattute e sotterrate per costruirci una piazza. Così questa parte del castello si è conservata sino a oggi, mentre tutto il resto è stato distrutto per costruire la caserma La Marmora. Negli anni sino alla demolizione completa il castello divenne il simbolo della dominazione straniera nell'Isola, maniero oscuro in cui si imprigionavano prigionieri politici o tacciati di eresia, visto che era sede del Tribunale della Santa Inquisizione. Per questo quando il consiglio comunale nel 1877 decise il suo abbattimento, quasi nessuno si oppose. Il simbolo del potere regio spagnolo e del Santo Uffizio doveva finire nella polvere per fare posto a una città nuova sotto gli auspici di una nazione, l'Italia, appena unificata sotto la corona dei Savoia.

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