l'intervista

Endometriosi, questa sconosciuta
Una malattia di tante, spesso silenziosa

Risponde il professor Salvatore Dessole, direttore della Clinica ginecologica di Sassari
Campagna di sensibilizzazione ministeriale
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SASSARI. Qualche certezza sull'endometriosi c'è: è una malattia femminile, invalidante, il sintomo principale è il dolore e le cause non sono certe. Per capire meglio si deve partire dall'inizio, per delineare una sorta di profilo di una patologia sempre più diffusa. Alle domande più spontanee risponde Salvatore Dessole, direttore della Clinica ginecologica di Sassari.
«Definire l'endometriosi non è così semplice - dice - ad ogni modo si intende la localizzazione di tessuto endometriale, la mucosa che ogni mese si sfalda e sanguina durante il ciclo mestruale, in posti in cui non dovrebbe essere: le ovaie, la vescica, l'intestino. Questo tessuto risponde agli stimoli ormonali e provoca una serie di disturbi legati al ciclo». Sulle cause sono tanti i perché in sospeso: «È una malattia strana, ci sono diverse teorie per spiegare il come insorge. Perché in alcune donne sì e in altre no». Di certo se ne parla sempre più spesso, ma la malattia non è nata ora, anche se c'è un'incidenza molto più elevata rispetto al passato, sostiene Dessole: «Questo è dovuto a due fattori principali. Uno è la diagnosi molto più precisa che si effettua, la laparoscopia, che valuta con precisione la presenza dei focolai. L'altro è un aumento reale dell'incidenza di fattori ambientali che, secondo studi scientifici precisi, sono corresponsabili. Ad esempio l'aumento dei pesticidi, di veleni, di sostanze tossiche che potrebbero alterare gli equilibri all'interno del corpo delle donne».

Chi colpisce.
La malattia, conferma il professor Dessole è esclusivamente femminile «Tranne casi eccezionali - puntualizza - resta una malattia tipica dell'età fertile della donna. In menopausa non si verifica se non nel caso di terapia ormonale. Generalmente può iniziare dall'adolescenza, ma l'età più frequente è quella che va dai 20 ai 35 anni».

I sintomi.
Quello più importante è il dolore durante il ciclo mestruale, durante i rapporti sessuali, l'evacuazione o la minzione. «Anche se - precisa Dessole - la malattia può essere anche a uno stadio avanzato senza che la donna abbia alcun dolore. Inizialmente è legato alle mestruazioni poi al di fuori e si ha anche un dolore fisso, profondo».

Una malattia invalidante.
L'endometriosi è definita tale anche dal professor Dessole. «È una malattia sociale per due ragioni: perché è molto frequente con un'incidenza del circa 10 per cento della popolazione, ed è spesso molto invalidante perché provoca dolori molto forti, giorni di assenza dal lavoro, dolore nei rapporti sessuali, durante la defecazione o durante la minzione. Tutto ciò riduce la qualità della vita della donna».

La diagnosi.
Talvolta l'individuazione della malattia è lunga, troppo. «Un dato fondamentale - conferma Dessole - rilevato da indagini recenti e dalle campagne ministeriali che si arriva alla diagnosi dopo dieci anni. La paziente avverte i sintomi e il ginecologo dovrebbe indirizzare degli esami che confermeranno o meno. La diagnosi è importante per il trattamento precoce».

Il trattamento.
Sono due i tipi principali di trattamento: quello chirurgico e quello medico o farmacologico.
«Il metodo chirurgico è quello principale in grado di eradicare il tessuto anomalo, anche se ci sono casi di recidiva. Se l'operazione è radicale non dovrebbero presentarsi patologie, è chiaro che si dovrebbero fare controlli periodici per verificare la presenza nuova di altri frammenti di tessuto - afferma Dessole - il metodo farmacologico, invece, è importante per migliorare la qualità della vita. La pillola anticoncezionale è utilizzata come terapia medica, permette di controllare i disturbi legati all'endometriosi. Oltre ad evitare le gravidanze ha effetti positivi come la riduzione del flusso mestruale e dei dolori in genere. Nel caso dell'endometriosi la somministrazione è diversa, si procede in maniera continuativa, migliora la sintomatologia dolorosa».

Le conseguenze.
Le donne che soffrono di endometriosi vivono di sicuro una vita difficile. E tra le gravi conseguenze c'è l'infertilità, dice Dessole: «Tra le donne che hanno difficoltà a concepire il 30 per cento è malata di endometriosi. Ci sono due tipi fondamentali di malattia: una con la localizzazione superficiale e l'altra profonda (ad esempio nella vescica o intestino), questa se non trattata può provocare complicanze gravi. Questi casi non sono facili da trattare e le donne si rivolgono a centri specializzati».

In Sardegna. Una statistica precisa non esiste nell'isola, non si sa quante donne soffrano di endometriosi, quante siano malate ma non lo sanno e quale sia l'incidenza.
«L'endometriosi è diffusa in Italia e in Europa - dice Dessole - personalmente non ritengo ci siano più casi qui in Sardegna, è comunque una patologia sempre più frequente, anche perché più facilmente diagnosticata». Nell'isola non ci sono centri specializzati, ma nelle cliniche universitarie di Sassari e di Cagliari si trattano le pazienti malate. «A volte - precisa Dessole - il trattamento chirurgico prevede anche la presenza nell'équipe di un chirurgo generale o di un urologo o di altri specialisti a seconda della posizione del tessuto anomalo».

Viaggio della speranza o turismo medico?
Per il direttore della Clinica di ginecologia di Sassari a spostarsi nella penisola per le cure specifiche nei centri specializzati di Verona e Milano sono solo il 10 per cento delle pazienti. «Si tratta di donne con particolari diagnosi o che non sono soddisfatte dei trattamenti, una percentuale fisiologica di un fenomeno che definisco "turismo medico"». Ma non manca la collaborazione tra medici e strutture: «A Sassari tra due settimane, a luglio, - dice Dessole- ci sarà un chirurgo che di occupa di endometriosi da anni. Arriva da Ginevra il professor Wenger e insieme a lui trattiamo i casi più complesi».

Il convegno.
E proprio sabato 26 giugno, nell'ambito del convegno nazionale "L'evoluzione delle ventennale delle scienze ginecologiche e ostetriche" che si tiene a Cagliari si parlerà di endometriosi e della chirurgia medica.

La petizione.
Molta della mobilitazione delle associazioni e delle pazienti passa da Internet e dai social network affinché l'endometriosi sia riconosciuta come malattia invalidante. Sulla rete si può anche firmare una petizione per una proposta di legge perché l'endometriosi sia riconosciuta come malattia socialmente invalidante. Il progetto di legge è arrivato in Parlamento nel 2007, è stato presentato ad alcune commissioni ed è ancora fermo. Il risultato è che in Italia ancora non si ha diritto né a una pensione di invalidità, né all'esenzione del ticket.

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