la storia

Anche i sassaresi si allacciano
nel tango, o almeno ci provano

Dall'Argentina alla Sardegna per amore e...per ballare
di Valentina Guido
Natalia Manca e Juan Marchetti (foto: SassariNotizie.com)
Natalia Manca e Juan Marchetti (foto: SassariNotizie.com)

SASSARI. Sensuale, antico, malinconico: tre aggettivi che non bastano, ma aiutano a descrivere il tango argentino, una danza che nasce lontano dalla Sardegna ma che sta reclutando sempre più appassionati anche a Sassari. Lo sanno bene Juan Marchetti e Natalia Manca, insegnanti e ballerini di tango, che, per il terzo anno consecutivo, organizzano in città il Sassari Tango Festival.

Quella di Juan e Natalia è una storia in cui l'amore s'intreccia con il lavoro, proprio come nel tango, dove la difficoltà tecnica dei passi si accompagna all'abbraccio stretto tra i ballerini. Solo questo è il vero tango, nato alla fine del 1800 in Argentina e oggi conosciuto in tutto il mondo. Juan Marchetti, maestro della scuola X siempre tango, ha portato a Sassari il suo vissuto di ballerino doc: nato a Buenos Aires 28 anni fa, Marchetti danza da quando era un bambino. Nel suo lungo curriculum, ricco di esperienze internazionali, non manca proprio niente.


Ma cosa ci fa a Sassari un ballerino come lui? «Qualche anno fa sono venuto per partecipare ad uno spettacolo. Avendo un cognome italiano, ho provato a chiedere la cittadinanza, poi sono tornato in Argentina. Dopo due anni il Comune di Sassari mi ha chiamato, ma io stavo lavorando e non potevo venire. Nel 2004 sono tornato qui per dare lezioni; il mio passaporto valido per l'espatrio è stato smarrito e così per 8 mesi non sono più potuto partire». Intrappolato a Sassari, Juan si è rimboccato le maniche e, tra un passo e l'altro, si è anche innamorato: Natalia Manca è la sua partner in amore e in affari, oltre che sul parquet. Insieme nel 2005 hanno fondato l’associazione e la scuola Xsiempretango. Soddisfatti del modo in cui i sassaresi hanno accolto la novità? «Molto. Eravamo 20, ora siamo 150. È stata una scommessa vincente- afferma Natalia Manca- La nostra è stata la prima scuola stabile di Tango argentino in città e questo ci rende orgogliosi».

I sassaresi dunque apprezzano e partecipano, anche se soprattutto dai 30 anni in su, in particolare 40enni e 50enni. Il tango non conquista i giovani? «I ragazzi più giovani hanno qualche remora nei confronti del ballo in coppia- spiega Natalia- Da noi vengono le persone che amano ballare, ma non hanno mai ballato in coppia. Ci provano, con gli amici o con il partner, e si appassionano». Chissà con quali risultati: si dice che gli abitanti dell’ America latina abbiano il ritmo nel sangue; i sassaresi invece come se la cavano? Secondo Natalia, «la differenza più grande è l’approccio al ballo: in America latina si balla stretti uno all’altra, mentre qui c’è qualche resistenza al contatto fisico. È difficile far passare questo messaggio all’inizio. Direi che lo scoglio più grande è proprio questo: riprodurre quell’abbraccio che per gli argentini è naturale».

Il bandoneón. «Un’altra difficoltà per chi inizia è capire la musica, perché qui in pochi conoscono il bandoneon», spiega Marchetti. Il bandoneón è uno strumento tedesco tipico del tango; è quello che suonava il grande Astor Piazzolla. Insomma, il tango è certamente un ballo popolare, ma per imparare ci vuole impegno, anche se è alla portata di tutti: «Tutti possono imparare, basta venire a lezione», afferma Juan. Perché, c’è qualcuno che rinuncia? «Sì, gli uomini, perché il loro ruolo è il più complicato. In pratica nel tango fa tutto l’uomo. È lui che fa la marca, cioè la guida; senza parlare, deve spiegare alla donna come muoversi».

Ma il tango è anche un ballo considerato malinconico. «Sì, perché le musiche sono malinconiche. I testi sono struggenti, non sono certo canzonette. Ci sono tanghi moderni più briosi, ma contano poco. La storia del tango l’hanno fatta i compositori degli anni ’30-’40», rispondono Juan e Natalia. All’inizio ballavano soprattutto gli immigrati e le prostitute. Solo in seguito il tango si è diffuso tra i ceti sociali più elevati. Lo spettacolo inaugurale del Festival, con i los Hermanos, cercherà di riprodurre in modo scherzoso le origini del tango che inizialmente era ballato solo dagli uomini.

Sensuale? Dipende. Una cosa è certa: il tango argentino, dichiarato patrimonio dell’umanità dall’Unesco nel 2009, è il ballo più sensuale. Juan è d'accordo, ma solo in parte: «Dipende da con chi, come e quando balli». Meglio ballare con il partner per dare il meglio di sé? «Non è detto: puoi ballare benissimo anche con qualcuno che non è tuo partner nella vita. L’importante è divertirsi».

Dell'Argentina Juan non ha nostalgia, anche perché ci va ogni anno. E ora che ci sono i mondiali di calcio, sta tifando Maradona, «ma come vedi stasera c'è la nazionale in tv, eppure sono qui a fare lezione!». Come dire: tifare è bello, ma ballare è meglio.

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  • Natalia Manca e Juan Marchetti (foto: SassariNotizie.com)