Sindacati e Confindustria insieme:
"La politica dorme, si dia una sveglia"

"Manca il dialogo, noi non ci stiamo più"
di Valentina Guido
 (foto: SassariNotizie.com)
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SASSARI. “Qualcosa si è rotto tra le parti sociali e la politica. E se non si daranno una sveglia il Comune e la Provincia di Sassari, ma soprattutto la Regione Sardegna, chissà cosa potrà succedere”. Il grido di dolore è stato unanime stamattina da parte di Cgil, Cisl e Uil e la Confindustria del Nord Sardegna, che hanno convocato i giornalisti a Villa Mimosa per mandare un messaggio inequivocabile: “L'economia della Provincia di Sassari e della Regione è allo sfascio, siamo in ritardo”. Il presidente della Confindustria Pierluigi Pinna, i segretari territoriali di Cgil, Cisl e Uil Antonio Rudas, Gavino Carta e Giuseppe Maccioccu hanno stigmatizzato l'immobilità dei rappresentanti della politica, “preoccupata solo di mantenere l'equilibrio di forza tra i partiti, fare liste della spesa e proclami, senza mai prendere una decisione né elaborare un piano di sviluppo complessivo per rispondere alla crisi pesantissima che sta stritolando la nostra Isola”.

Per questo, in occasione della visita ufficiale di Giorgio Napolitano a Sassari il 21 febbraio, rivolgeranno un appello al presidente della Repubblica, affinché si faccia portavoce delle esigenze di un'economia martoriata. “Chiediamo che si apra immediatamente un confronto tecnico-operativo presso la Prefettura di Sassari, coordinato dal ministro dello Sviluppo economico, Infrastrutture e Trasporti. Sappiamo che Napolitano ha chiesto molte informazioni sulla Sardegna prima del viaggio, e noi abbiamo già provveduto a fargli avere il documento firmato. Siamo sicuri che si dimostrerà sensibile e responsabile nei confronti di questa terra”, ha affermato Pierluigi Pinna.


Il discorso è partito dall'analisi dei dati spaventosi sulla condizione economica e sociale della Provincia di Sassari forniti dall'Istituto Tagliacarne. Se 100 è il dato medio nazionale, il sistema ferroviario su rotaia nel nostro territorio è pari a 19, 55 nel settore istruzione e formazione, 40 per sanità e assistenza, 40 nel settore energetico, 60 su 100 il credito. Non solo. Un giovane su due è disoccupato, e così due donne su tre. La soglia di di povertà relativa è pari a un quarto delle famiglie locali. Per quel che riguarda le sofferenze su crediti e imprese, siamo al 15 per cento, ben oltre il dato medio nazionale del 7,4 per cento, davanti solo a Calabria, Molise e Basilicata.

Indotto del petrolchimico. Solo nell'indotto diretto ci sono 1100 posti di lavoro a rischio.
Filiera cloro soda Vinyls Italia. Qui si rischiano 100 posti di lavori più altri 200 dell'indotto, se non si chiude l'accordo con il Gruppo Finambiente – Pb Oil.
Bonifiche sito petrolchimico. L'accordo di programma del lontano 2003 prevedeva 540 milioni di euro. L'accordo, che avrebbe portato lavoro a 50 imprese con oltre 350 addetti, non è stato mai applicato.
Centrale elettrica di Fiume santo. Per la ricoversione dei gruppi 1 e 2 della centrale, a causa del disimpegno di E.On sono a rischio 600 milioni di euro, lavoro per 80 imprese con oltre mille addetti.
Collegamenti marittimi tra Porto Torres e Genova. Dal 7 ottobre è in linea solo il traghetto della Tirrenia, manca Grandi Navi Veloci. La disponibilità per le merci è di soli 750 metri lineari al giorno a fronte di una potenziale richiesta di non meno di 1500 metri lineari al giorno. Questo fatto contribuisce ad intasare il traffico di mezzi pesanti sulla strada Sassari-Olbia. A questo proposito, Pierluigi Pinna ha commentato che “la situazione dei trasporti marittimi è anche frutto della lotta tra Regione e privati. E dire che la Regione dovrebbe trovare soluzioni, non fare la guerra a imprese che forniscono servizi”.


Strada a quattro corsie Sassari-Olbia. Il commissario straordinario ha completato quasi tutto l'iter di progettazione preliminare ed entro aprile possono andare a bando tutti i lotti. “Per il momento è stato assegnato il primo lotto. Il 2° ancora non è stato accantierato, perché dopo l'aggiudicazione è necessario un lungo iter burocratico prima dell'assegnazione definitiva”. L'importo complessivo aggiornato a fine 2011 è di 1miliardo e 100mila euro; 700mila euro in conto anticipazione sui fondi Fas, a fronte di 850mila euro deliberati dal Cipe il 3 agosto 2011. Ma realmente disponibili ci sono solo 147mila euro.


Tutti i settori dell'economia sarda sono in ginocchio, dall'industria all'agricoltura, ma per capire bene di cosa stiamo parlando, è utile presentare i dai dell'edilizia, un comparto che tradizionalmente è un stato un rifugio nei periodi di crisi, ma non questa volta: 691 imprese hanno chiuso tra agosto 2008 e agosto 2011, con 3583 posti di lavoro persi e oltre 3 milioni di euro di salari persi.

“Il 22 febbraio saremo a Cagliari per il tavolo sulla Chimica verde. Un appuntamento che curiosamente sta diventando sempre più autoreferenziale- ha detto Antonio Rudas della Cgil- Si fotografa la situazione ma poi non si fa nulla di concreto. Per questo, tutti insieme, abbiamo inviato una lettera a Cappellacci per comunicargli che non ci stiamo più: se si continuerà a parlare e basta, mobiliteremo i lavoratori”. In effetti uno sciopero regionale a cui parteciperanno tutti i sindacati è già in programma per il 13 marzo. “I dati impietosi che abbiamo presentato possono essere verificati semplicemente uscendo per strada- ha detto Giuseppe Maccioccu della Uil- La disoccupazione è evidente così come la sempre crescente cessazione delle attività imprenditoriali”. “E' necessario che le istituzioni recuperino i ritardi accumulati e attuino politiche per rispondere alla crisi”, ha affermato Gavino Carta della Cisl.

Ma il vero problema è che “manca il dialogo: dopo varie richieste, Ugo Cappellacci ci ha dedicato appena un'ora del suo tempo- ha denunciato Pierluigi Pinna- Lo stesso ha fatto l'assessore Zeddda, mentre l'assessore ai Trasporti Solinas non ci ha mai ascoltato. Arrivati a questo punto, dobbiamo dire che la politica non è all'altezza della situazione”. Mancano le idee per uscire dal baratro e il rischio più grande è la rassegnazione passiva di questa terra. “C'è un vuoto politico e prima o poi qualcuno lo riempirà”, ha detto Antonio Rudas. Se le istituzioni latitano, anche l'ordine pubblico e la democrazia sono in pericolo. “È il momento di unire le forze e la nostra presenza contemporanea allo stesso tavolo non sarà un fatto episodico”.

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