Giorgio Napolitano arriva a Sassari
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di Grazia Sini
SASSARI. Il gran giorno è arrivato. Dopo la full immersion cagliaritana, in cui non sono mancate le contestazioni, oggi è la volta di Sassari. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è nel capoluogo per partecipare all'inaugurazione del Teatro comunale e al convegno organizzato per festeggiare i 450 anni dell'Università di Sassari.

Ore 11.00. In perfetto orario il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha fatto il suo ingresso nel Teatro, salutato con un grande applauso e dall'Inno d'Italia suonato dalla eseguito dall'Orchestra degli allievi e dei docenti del Conservatorio Statale di Musica "Luigi Canepa".

Ore 11.05. Apre il convegno il sindaco di Sassari, Gianfranco Ganau. Il primo cittadino, dopo un breve excursus storico, ricorda la difficile situazione economica e sociale in cui si trova la Sardegna. Il discorso finisce con la consegna al Presidente del Candeliere d'oro Speciale.

Ore 11.10. Prende la parola il rettore dell'Università di Sassari. "Siamo commossi per una così alta presenza che rende omaggio alla nostra storia". Così Attilio Mastino saluta Napolitano e ricorda come, 50 anni fa, un altro Presidente della Repubblica, Antonio Segni, aveva aperto le celebrazioni per i 400 anni dell'Università sassarese. A questo punto, però, è il tempo di ricordare il difficile momento che sta attraversando l'Università, con i tagli del fondo di finanziamento ordinario. Al termine del discorso che ha toccato altri temi importanti come il precariato, la dignità che solo il lavoro può dare, la necessità di metodi nuovi di valutazione che fondino un sistema premiante rigoroso, il rettore ha consegnato al Presidente il sigillo dell'Università che rappresenta Gavino, Proto e Gianuario, i martiri turritani uccisi nel 305 d.C. sotto Diocleziano.

Ore 11.22. Il presidente del Comitato per le celebrazioni dei 450 anni dell'Università di Sassari, Antonello Mattone, ha ripercorso la storia dell'Ateneo dalle origini al Risorgimento. Fondamentale l'apporto della compagnia di Gesù, della Municipalità, dei privati cittadini, laici ed ecclesiasitici che lasciarono i loro beni per il funzionamento dello Studio e per la costruzione del grande edificio che ancora oggi ospita l'Università.

Ore 11.32. Il professore Manlio Brigaglia illustra la storia dell'Università di Sassari nel processo dell'unificazione dell'Italia dai moti del 1847 fino ai giorni nostri. L'importante evento di oggi, infatti, oltre a celebrare i 450 anni dell'Università di Sassari, celebra anche i 150 dell'Unità d'Italia. Il professore ricorda la mobilitazione del 1859 per evitare la soppressione dell'Ateneo sassarese, in cui si impegnarono il Comune e la Provincia di Sassari e la successiva ipotesi di fondere le Università di Cagliari e Sassari, curiosamente riproposta anche di recente. Nel 1902 Sassari è diventata finalmente un'Università come le altre con il "secondo patteggiamento".

Ore 11.46. Appena terminato il discorso di Manlio Brigaglia è arrivato forse il momento più atteso: le domande degli studenti al Presidente della Repubblica. Inizia una giovane studentessa che sta facendo l'Erasmus a Sassari. La ragazza parla della proposta di un Erasmus mediterraneo, che includa anche i Paesi del Nord Africa che si affacciano sul Mediterraneo. "So che Lei, signor Presidente, è particolarmete attento all'Europa, ritiene che questo Erasmus Mediterraneo possa aiutare anche lo sviluppo della stessa Europa?" chiede. "Per noi giovani sardi, quali prospettive ci possono essere? Come si può compensare la condizione di insularità per evitare l'immigrazione dei giovani sardi?" chiede Valeria Sassu, vicepresidente Consiglio degli Studenti dell'Università di Sassari. "Riterrebbe utile un Suo richiamo al Governo e al Parlamento per un maggiore investimento in Cultura e Istruzione per lottare contro queste disparità sociali?" chiede Giosuè Cuccurazzu, dell'Ersu.

Ore 11.54. Arriva il momento del Presidente della Repubblica, che prima di tutto ringrazia tutte le autorità presenti e in particolare i Sindaci. "L'Università di Sassari è destinata all'immortalità". Questa dichiarazione di Napolitano è stata accolta da applausi. Ricorda ora i grandi politici sassaresi: da Cossiga ad Antonio Segni. "A Sassari si è affermata nel corso del tempo, dopo la nascita dell'Italia, una visione alta della Politica e con essa un senso di responsabilità forte in queste figure. Personaggi che si sono formati in questa Università, anche con professori continentali che mai hanno vissuto questa esperienza sarda come un'esperienza al confino". "La crisi è senza dubbio grave. Parlo della crisi in Sardegna. Ieri ho incontrato tutte le rappresentanze degli operai delle aziende in difficoltà. Sono troppi i segni di fragilità. Senza dubbio ci sono ritardi. Scontiamo inadempienze, anche dello Stato. Dobbiamo verificare attentamente cosa possa essere rilanciato dell'esistente e cosa possa esser costruito per rilanciare la Sardegna. Bisogna far leva sulla grande forza dell'autonomia e al tempo stesso guardare all'Europa". "Ieri mi sono chiesto cosa abbia spinto la Sardegna all'autonomia, nel dopo guerra. Quale fu la motivazione? Io credo che si spiegò con ciò che la Sardegna ha rappresentato nella storia d'Italia, un unicum, anche rispetto al Mezzogiorno. La Sardegna era già giunta per suo conto all'Unificazione. Dovette accettare per primo un modello di forte centralizzazione statale". "Si tratta di far valere impegni presi dal Governo nei confronti della Sardegna e si tratta di far valere anche lo Statuto speciale" "Bisogna però avere consapevolezza del mondo in cui ci muoviamo. Per questo dobbiamo esaminare con attenzione cosa possa smuovere la Sardegna da questa difficile situazione per renderla competitiva. ""Stiamo attenti perché qui non si tratta di porre ideologie contro la situazione concreta della Sardegna". Napolitano ricorda il traguardo raggiunto proprio oggi per la salvezza della Grecia, come momento importante per tutti. "C'è più volontà di quanto non risultasse tempo di porre l'accento su politiche di crescita per l'Europa. 12 Capi di Governo hanno firmato un documento importante, tra cui anche quello italiano. Il Governo italiano oggi ha un ruolo fondamentale nella dialettica europea, che si aggiunge alle voci che fino a oggi si sono sentite". "Per la Sardegna farò conoscere tutte le questione che in questi giorni mi sono state portate innanzi". "Non voglio apparire retorico: la verità è che la condizione dei giovani è la nostra spina nel fianco. Un Paese che non riesce ad assicurare un futuro alle nuove generazioni è un Paese condannato". "Abbiamo molte volte discusso della dilatazione della spesa pubblica correnmte che è sempre stata una piaga, insieme all'altra piaga che è quella dell'evasione fiscale. E' necessario che non lasciamo questo debito pubblico in eredità ai nostri giovani". "Mi si chiede di alzare la voce contro Parlamento e Governo, ma mi pare di averla già alzata abbastanza" applausi. "Sto molto attento a non andare oltre ciò che mi tocca fare, ma non posso che levare la mia voce perché ci sia coesione nazionale e sociale e perché si superi questo divario inaccettabile che afflige il nostro Paese. Stabilire un raccordo tra Formazione e lavoro è una necessità sempre più forte. E' necessario per questo rivederlo quanto prima. Parlando di diritto allo studio voglio rispondere alla giovane Erasmus: questa è una grandissima esperienza: vi hanno partecipato già 2milioni e mezzo di giovani europei. Attraverso questo canale si sono formati giovani europei, nessuno dei quali si è dimenticato però di essere tedesco o anche sardo e sassarese. Esiste già un Erasmus Mundu che permetterà anche ai giovani della Primavera Araba di parteciparvi. Ma a breve partirà anche un altro progetto che includerà tutti i giovani e che farà della mobilità un canale essenziale nella formazione dei giovani".

Ore 12.22. Terminato il discorso del Presidente, i giovani si avvicinano a salutare Napolitano. Viene ora eseguito l'Inno sardo

Ore 12.25. Il Presidente Giorgio Napolitano si avvia verso l'uscita del Teatro tra gli applausi dei presenti.


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