stagione di prosa

Stefano Accorsi furioso Orlando
La passione vien bruciando

di Valentina Guido
Stefano Accorsi (foto: Ufficio stampa Cedac Sardegna)
Stefano Accorsi (foto: Ufficio stampa Cedac Sardegna)
SASSARI. Se il poema di Ludovico Ariosto s'intitola “Orlando Furioso”, la versione teatrale di Marco Baliani fa un'inversione e diventa “Furioso Orlando”. Ma a parte questo, il testo proposto al Teatro Verdi di Sassari dal Nuovo teatro e Teatro stabile dell'Umbria cerca di mantenere inalterata l'armonia ariostesca, rigenerando l'atmosfera magica e quell'entrelacement che incastra le scene, le interrompe sul più bello e le riprende dal punto di massima tensione. Ci pensa l'attore Stefano Accorsi a condurre lo spettatore sulle ali del ritmo dell'ottava rima, spesso trasformata e rivisitata con giochi di parole che sorprendono e divertono al tempo stesso. Ma l'incipit del poema cinquecentesco rimane intatto, è lui, inconfondibilmente chiastico: “Le donne, i cavalieri, l'arme, gli amori, le cortesie, le audaci imprese io canto”. Sul campo di battaglia i Mori di re Agramante sfidano i cristiani di Carlo Magno ma la fede resta sullo sfondo: quello che interessa ai due autori diversamente “rinascimentali” (Baliani e Ariosto) è il sentimento tutto terreno della passione d'amore che si trasforma in folle gelosia. Nel poema i personaggi sono decine e decine, ma Baliani vuole seguire le vicende di Orlando e Angelica, Ruggiero e Bradamante, e infine di Angelica e Medoro.

Per niente lineari, queste storie d'amore sono alimentate da un continuo senso di frustrazione per una ricerca mai soddisfatta. I cavalieri erranti viaggiano e sbagliano, si allontanano dall'obiettivo e si fanno ingannare. E' il caso di Ruggiero, guerriero pagano innamorato perdutamente della cristiana Bradamante. Innamorato sì, ma fedifrago, all'occorrenza pronto a lasciarsi sedurre dalla maga Alcina. Ci pensa Nina Savary, sul palco con Stefano Accorsi, a far notare all'uomo tutte le sue contraddizioni. L'attrice francesce è molto più di una spalla: con i suoi intermezzi musicali (chitarra, tastiera, xilofono, i rumori della natura), le sue battute ironiche e spesso caustiche, riporta Accorsi-Orlando sui binari della narrazione, correggendo le digressioni che talvolta confluiscono in Omero (Odissea), in Dante (Divina commedia), e chissà dove altro. Grazie a Nina Savary e alla sua graziosa freschezza, l'opera si fa moderna e attuale, come afferma lo stesso Marco Baliani: la furia e la pazzia dell'uomo “è la stessa che riempie le nostre quotidiane cronache con donne che finiscono la loro vita per mano di uomini che dicono di amarle perdutamente”. Ma come l'Ariosto aveva scritto l'Orlando Furioso solo per dilettare i signori, così Baliani intende smorzare la potenziale angoscia dell'oggi con la leggerezza della musica e della rima.

Stefano Accorsi è come un frutto in via di maturazione o, per usare la metafora di Baliani, un vino in fermentazione che migliora con il tempo. Il suo motore diesel sembra freddo all'inizio, ma quando Orlando scopre che l'irraggiungibile Angelica si è unita al fante Medoro, la sua furia esplode e diventa ben presto pazzia. Sradica intere foreste seminando il panico tra gli abitanti della zona, per tre giorni e tre notti brucia e giace- di lui non resta che un cadavere, l'ombra del valoroso paladino di un tempo. Ed è proprio nella follia che Accorsi, il traditore dell' “Ultimo bacio”, dà il meglio di sé, quando la recitazione diventa drammatica e concitata. Poi Astolfo si avventura sulla luna e gli restituisce il senno. Così si conclude la parabola di Orlando, tra gli applausi del pubblico del teatro Verdi che, quando arrivano gli attori di grido, non tradisce mai. I biglietti infatti erano esauriti da giorni, a meno che non ci si accontentasse di un posto in loggione.
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