Stefano Accorsi racconta il suo Orlando
Eroe fragile impazzito per amore

di Francesco Bellu
 (foto: SassariNotizie.com)
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SASSARI. Orlando a Stefano Accorsi farà pure tenerezza ma l'impressione è che alle tante ragazze presenti in sala di Ariosto, "le donne, gli amor e le audaci imprese", importasse ben poco. Contava di più squadrarsi l'attore di tanti film fortunati come "L'ultimo bacio" o "Romanzo criminale", fargli migliaia di foto e biascicare domandine balbettanti. Potere del divismo "made in Italy". Il gradimento si misurava a decibel di gridolini e applausi scoppiati non appena Stefano Accorsi ha messo piede nella sala conferenze dell'Ersu in via Coppino (l'ente ha, infatti, organizzato l'incontro insieme con l'Università e l'Accademia di Belle Arti). Un putiferio tutto "in rosa" in cui i pochi maschi presenti in sala erano più un contorno un po' imbarazzato.

Certo è curioso vedere queste dinamiche mentre si racconta di Orlando, la sua gelosia e il gioco dell'esistenza umana messo in scena dalle ottave di Ludovico Ariosto. D'altronde come ha sottolineato Monica Farinetti, docente di Letteratura italiana: «In questa opera si spezzano le convenzioni tra maschile e femminile. Il poeta scardina tutte le certezze nelle opposizioni. Ci confonde apposta e non è mai chiaro come si dividano uomini e donne, cristiani e musulmani, sani e pazzi». In fondo la modernità de "L'Orlando Furioso" sta tutta qua e nel gioco del suo autore che, tra le righe, semina ironia.

A spezzare la lancia in favore del paladino "sbarellato" per Angelica ci pensa ovviamente Accorsi:«Sì, è vero, noi uomini ogni tanto siamo un po' coglioni (si scatena l'applauso in sala, ndr), ma abbiamo delle debolezze. Orlando lo vedo come un eroe fragile. Certo non giustifico quello che fa, ma quando perde il senno fa tenerezza. Diventa matto perché la donna di cui si è innamorato non lo ama». Nina Savary che fa la controparte femminile annuisce e sorride. A lei tocca il ruolo di spezzare volutamente la narrazione e creare così quella tensione tipica del poema di Ariosto. Parole e musica, cantate e suonate dall'attrice francese che confessa di essere rimasta colpita dalla storia di Orlando. Una cosa tutt'altro che semplice per lei riuscire a districarsi tra i versi in rima di un italiano del Cinquecento. Ma tutta la messa in scena dello spettacolo, presentato martedì e mercoledì al Verdi, è stata avventurosa. Dalle prove fatte a tempo di record (appena 23 giorni), al lavoro di rilettura e riscrittura del testo compiuto dal regista Marco Baliani. «Interi passaggi sono stati tagliati di netto - spiega Stefano Accorsi - tanto che si è passati dalle due ore originarie a una». A questo si aggiungono tutta una serie di imprevisti raccontati, tra le risate, dai due attori e dai tecnici dello spettacolo: ruote cigolanti, neve, prove rocambolesche.

In fondo ha ragione Accorsi ad avvicinare il loro lavoro agli attori girovaghi che raccontano una storia andando da una piazza all'altra. Non è un caso che Nina Savary parli di un «lavoro artigianale» che ritorna sia nell'allestimento che nelle musiche. Ogni volta però è sempre diverso. Cambiano le città, cambiano i teatri, cambiano le reazioni del pubblico. «Il teatro è biodegradabile - spiega Savary - Appartiene solo a chi era presente quella sera e dura solo quel giorno».


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