La Sardegna in cifre
Il rapporto CRENoS 2010

Turismo: crescono i B&B più che gli alberghi
 (foto: SassariNotizie.com)
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SASSARI. Bene la raccolta differenziata, così così per la sanità pubblica, male ancora l'occupazione e gli investimenti nella ricerca. La Sardegna dei numeri tra luci e ombre. Numeri e percentuali che tracciano un profilo dell'isola, o meglio ancora e semplicemente, descrivono come vivono i sardi. Il quadro è quello offerto dagli studiosi del CRENoS (Centro ricerche economiche Nord Sud) con il XXVII Rapporto 2010 presentato questa mattina al Convegno "L'Economia della Sardegna. Analisi, confronti e prospettive". Un incontro, alla sua terza edizione, organizzato dalla Confindustria del Nord Sardegna, la Filiale di Sassari della Banca d'Italia, il CRENoS e l'Istituto Tagliacarne.

I dati. «Di certo - commenta Rinaldo Brau, dell'Università di Cagliari, presentando il XVII Rapporto CRENoS - la Sardegna aveva condizioni non buone in termini di produzione di reddito e di consumi delle famiglie».

Sanità. La Sardegna pare sia una delle regioni più parsimoniose in termini di spesa procapite. Nel 2008, infatti, la spesa procapite e l'incidenza della spesa sanitaria sul PIL sono in aumento rispetto al resto d'Italia. Insomma si è speso di più (quasi più 15 per cento tra il 2004 e il 2008) ma non è detto che si sia speso meglio. Si è forse perso in qualità. «La mobilità sanitaria dalla Sardegna verso altre Regioni infatti è aumentata - ha commentato Rinaldo Brau - nel 2007 del 2,2 per cento. Una magra consolazione: si tratta dell'indicatore più basso del Mezzogiorno». E continua: «Dopo il 2007 sarebbe interessante sapere come è andata dopo, quando sono state acquistate apparecchiature mediche ad alta tecnologia, anche se solo a Cagliari, per la radioterapia e ad apparecchiature per la Pet. Bisogna vedere se il flusso di viaggi per questioni sanitarie si è interrotto o è diminuito. Si spendono 62milioni di euro all'anno in mobilità sanitaria se si tramutassero in investimenti in sale operatorie sarebbero soldi che rimangono nell'isola».

Raccolta differenziata. Eppure, sostiene Rinaldo Brau, recuperare il ritardo è possibile. «Lo dimostra la raccolta differenziata - dice - se in Sardegna nel 2004 eravamo fermi sotto la soglia del 10 per cento, in quattro anni, nel 2008 si è arrivati al 34,7 per cento e abbiamo superato la media nazionale». Tra i fattori positivi anche la dinamica della spesa pubblica che è stata contenuta e la possibilità di recuperare i Gap. I punti oscuri sono sempre l'innovazione e la ricerca nonché l'occupazione. E ricorda il ricercatore che «Anche questo rapporto è frutto di un buon lavoro a basso costo, come quello che fanno i collaboratori all'università».

La ricerca e l'innovazione. Un settore che va male in Italia e ancor di più in Sardegna. Per quanto riguarda la ricerca dice Brau: «La Sardegna è in ritardo e non sta di certo recuperando. E poi non c'è nemmeno la spesa del privato. In totale gli investimenti in ricerce sono risibili, inesistenti». I dati vanno comunque interpretati continua Brau: «C'è una buona percentuale di occupazione in Sardegna nei settori high tech eppure anche a Malta, mi hanno fatto notare, ha una buona percentuale ed è nota per i call center speriamo non sia così anche qui...». La Sardegna anche secondo l'Istat è una delle regioni in cui la percentuale di abbandono degli studi è molto alta. C'è stato un miglioramento e nel 2008 l'isola ha una percentuale leggermente minore che nel resto del Mezzogiorno: 22,9 per cento contro il 23,8 per cento. La media italiana è del 19,7 per cento, quella dell'Europa a 27 è del 14,9 per cento.

Turismo. Il 2008 è stato un anno negativo per il turismo italiano, in Sardegna nel 2009 è aumentata l'offerta dei Bed&Breakfast più che quella degli alberghi. E commenta Brau: «C'è una sorta di dicotomia tra nord e sud Sardegna. Il nord pare avere più problemi nei mesi spalla, quelli non strettamente estivi, che sono di solito alimentati dai voli low cost. Se provate a fare una ricerca su Internet - aggiunge -e prenotate un albergo in Gallura non ci riuscirete perché semplicemente sono chiusi. È un indice molto negativo». I problemi per il settore sono sostanzialmente due secondo il CRENoS: il primo riguarda la mobilità e gli spostamenti all'interno del territorio regionale. Il secondo lo scarso decoro urbano ed extraurbano delle strade ad esempio. Dice Brau: «Sulla 131 da Cagliari a Sassari le piazzole ai lati sono piene di rifiuti, non ce n'è una pulita». Difficile dargli torto.

Lavoro. Male l'occupazione e non è una novità. Ma tra i dati sottolineati nel rapporto CRENoS ce n'è uno "nascosto". In Sardegna la possibilità di passare dalla disoccupazione all'inattività è molto più alta che nelle altre regioni del Mezzogiorno nella fascia di età che va tra i 45 e i 54 anni. Una differenza di oltre dieci punti percentuali: dal 51 per cento al 64 per cento tra il 2007 e il 2008. In sostanza l'economia regionale non è in grado di riassorbire i lavoratori più frequentemente espulsi dal mercato del lavoro, anche per questo i livelli di partecipazione al mercato del lavoro delle persone tra i 55 e i 64 anni è di appena il 30 per cento nel 2008. Insomma chi esce a una certa età dal mercato fatica davvero tanto a rientrarci.

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