l'intervista/3

Ddl intercettazioni, parla il magistrato:
«A rischio la sicurezza, non la privacy»

di Grazia Sini
Il Tribunale di Sassari (foto: SassariNotizie)
Il Tribunale di Sassari (foto: SassariNotizie)
SASSARI. «Siamo d'accordo che ci vogliono riforme per migliorare l'efficienza della giustizia, ma così si va in senso opposto» Guido Vecchione è presidente dell'associazione dei magistrati di Sassari. È lui che ci espone la visione della sua categoria sul disegno di legge sulle intercettazioni. È un fiume in piena, esamina ogni aspetto del ddl.
I magistrati sono sia i pubblici ministeri, coloro che coordinano le indagini e rappresentano l'accusa in giudizio, sia i giudici, che prendono le decisioni durante procedimento. In maniera differente, ma tutti saranno colpiti da questa riforma.


«A Sassari e in Sardegna le intercettazioni sono utilizzate soprattutto per combattere il traffico internazionale di donne e di droga. Reati molto diffusi nell'Isola. Per sconfiggerli il 90 per cento dell'attività investigativa è legata alle intercettazioni. Ciò che deve essere chiaro è che in pericolo non c'è la privacy del cittadino, ma la sua sicurezza. Con questa norma le indagini saranno molto più difficili e di conseguenza ci saranno molti più delinquenti a piede libero».
«Dicono che le intercettazioni costano. Ma costano così tanto soltanto in Italia. Se c'è questo problema si potrebbe prendere spunto dalle soluzioni adottate negli altri Paesi, dove i costi sono molto bassi. Se però rendono così difficile l'utilizzo di questo strumento di indagine, i cittadini si accolleranno un altro costo, in Italia assai alto: quello della corruzione politica. Reato diffuso nel nostro Paese e che viene combattuto anch'esso soprattutto con le intercettazioni».


Riguardo al diritto alla riservatezza, il magistrato spiega che in Italia soltanto lo 0,07 per cento della popolazione è intercettata: nemmeno 40mila persone su 60 milioni. «Questo è un problema che hanno affrontato già molti altri Paesi civili. Pensiamo a quelli anglosassoni, dove la privacy è sacra. Neanche lì vengono messe in discussione le intercettazioni e soprattutto le pubblicazioni di conversazioni tra personalità pubbliche da parte dei giornali. Perchè deve essere chiaro che una cosa sono i privati cittadini, un'altra sono gli uomini che hanno un incarico pubblico. Nessuno Stato, neanche quelli anglosassoni, penserebbero mai di proibire ai giornali di pubblicarle. I cittadini, gli elettori, hanno diritto di sapere se un politico che dichiara di lottare contro la prostituzione poi va a prostitute. La verità è che la legge non è ideata per proteggere la riservatezza dei cittadini, ma per ridurre l'utilizzo delle intercettazioni nei procedimenti».


Quanto poi all'idea del collegio di tre giudici per decidere sull'autorizzazione a intercettare: «Pensiamo a Sassari. È una piccola realtà, con pochi giudici. Già oggi ci sono continui problemi di incompatibilità per il tribunale del Riesame (l'organo collegiale che decide dei ricorsi sulle misure che limitano la libertà, n.d.r.). come facciamo a creare un altro collegio per decidere, nello stesso procedimento, anche sulle intercettazioni? L'idea non è criticabile a priori, era già stata proposta tempo fa proprio per il giudice che decide sulle misure cautelari (che limitano la libertà personale, come gli arresti domiciliari). Però così si creano gravi problemi organizzativi. Sarà necessario aumentare il numero di magistrati o accorpare gli uffici».


Il magistrato sottolinea come il legislatore non abbia ascoltato le proposte e osservazioni fatte dall'Anm e dal Consiglio superiore della magistratura. «Il problema è che continuano a occuparsi di magistratura, ma senza considerare la vera priorità, che è quella dell'efficienza. Dicono che la colpa sia dei giudici, ma gli studi europei dicono il contrario. Serve una riforma, ma non certo delle intercettazioni».


Se il disegno diventasse legge, i magistrati scenderanno in piazza? «Siamo magistrati, il nostro dovere è applicare la legge. Se riterremo che questa sia contraria alla Costituzione si interpellerà Corte costituzionale, come il nostro ordinamento prevede».
© Riproduzione non consentita senza l'autorizzazione della redazione
Immagini articolo
  • Il Tribunale di Sassari (foto: SassariNotizie)