Nikita Balli, la drag queen fermata
l'anno scorso, ora può tornare in città

Lo stabilisce l'ordinanza del Consiglio di Stato che corregge il parere negativo del Tar della Sardegna
di Grazia Sini
A sinistra Nikita Balli (foto: http://www.newjokerstaff.com/nikita-balli)
A sinistra Nikita Balli (foto: http://www.newjokerstaff.com/nikita-balli)
SASSARI. Era stato fermato lo scorso luglio durante una retata contro prostitute straniere. Dopo 18 ore in Questura era stato allontanato dalla città con un foglio di via triennale. Ora può tornare a Sassari. Lo stabilisce il Consiglio di Stato. Protagonista della vicenda giudiziaria Michele Cicogna, in arte Nikita Balli, ballerino, artista e drag queen.

L'ordinanza del Consiglio di Stato, in seguito al ricorso presentato dall'avvocato Pietro Diaz, riconosce la mancanza di motivazioni alla base dell'ordine di rimpatrio emesso dal Questore, capovolgendo il parere negativo del TAR della Sardegna e sospende, da subito, il foglio di via emesso lo scorso anno.

Michele fu fermato durante una retata di prostitute immigrate e, dopo una notte in questura, venne allontanato dalla città con un atto palesemente illegale. Infatti, la legge n. 1423 del 1956, modificata nel 1988, non riconosce in alcun modo totale discrezionalità al Questore nell'erogazione del foglio di via, ma impone di accertare, con “elementi di fatto”, la sussistenza dei due presupposti previsti dalla legge: che la persona svolga, o possa svolgere, “un'attività delittuosa” e che, per questo, possa rappresentare un pericolo per la sicurezza pubblica.

Secondo la difesa di Michele Cicogna, però, questi elementi sono assenti nel suo caso. Il giovane, infatti, secondo la sua versione, arrivò in Sardegna, per una settimana di vacanza in Costa Smeralda, il giorno del suo arresto e che, a bordo della sua macchina, entrò a Sassari solo poche ore prima con l'intenzione di incontrare un amico e passare una serata ad Alghero. «Nessuna “attività delittuosa”, poiché nemmeno quella ipotizzata, la prostituzione, risulta esserlo; nessun pericolo per la sicurezza ma un semplice travestimento che si trasforma in un “crimine” da punire con fermo di polizia, schedatura ed espulsione» si legge in una nota del Movimento omosessuale sardo che ha diffuso la notizia.
«Un atto immotivato ed autoritario - continua la nota - per il quale, l'ormai ex Questore di Sassari, non fornì alcuna giustificazione».

Il Mos rincara la dose e prosegue: «Ci chiediamo se tale condotta sia ascrivibile a semplice ignoranza della legge e superficialità o ad un preciso intento discriminatorio, di carattere omofobico e transfobico. Elemento, questo, già presente alla base dell'emissione del foglio di via motivato unicamente dal fatto che Michele era vestito con abiti femminili e appariscenti da drag queen e, per questo, considerata una prostituta».

Lo scorso anno, a seguito di un'interrogazione del consigliere comunale Dario Satta, il sindaco di Sassari, Gianfranco Ganau, sostenne che la Questura dovrebbe considerare, oltre alla legge, il parere dell'amministrazione comunale nella gestione dei fenomeni del territorio e, rispetto al fatto specifico, ribadì la totale estraneità dell'amministrazione a politiche discriminatorie basate sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere. Nella nota il Movimento chiede «al Sindaco, al quale facciamo i nostri auguri per la rielezione, di condannare quell'ingiusta espulsione dalla sua città di un cittadino italiano per il semplice fatto di essere travestito. E chiediamo di condannare anche questa modalità repressiva di lotta allo sfruttamento della prostituzione e immigrazione clandestina che colpisce unicamente le vittime stesse dello sfruttamento, le prostitute, e non gli sfruttatori. Come se per combattere la discriminazione e la violenza omofobica si decidesse di arrestare e colpire le persone omosessuali e non i loro aggressori.
Chiediamo inoltre alle e ai consiglieri regionali, come anche agli organi di controllo e supervisione della magistratura, di intervenire con tutti gli strumenti a loro disposizione per condannare o, in qualche modo, censurare, l'operato del TAR Sardegna e per verificare la preparazione e la conoscenza della legge dei magistrati che lo compongono.
A Michele tutta la nostra solidarietà per l'ingiustizia subita e le scuse per le offese e la violenza psicologica subita».


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