Caravaggio: i cento disegni mai visti Ma sono veramenti i suoi?

venerdì 6 luglio 2012 di Francesco Bellu
La cena di Emmaus (foto: Wikipedia commons)

SASSARI. La notizia è rimbalzata su tutti i media di mezzo mondo, battuta in esclusiva dall'agenzia Ansa: due studiosi, Maurizio Bernardelli Cruz e Adriana Conconi Fedrigolli, avrebbero trovato un centinaio di disegni fatti a matita da Michelangelo Merisi, universalmente noto come Caravaggio. I fogli sarebbero sbucati dal Fondo Peterzano, custodito nel Castello Sforzesco di Milano. Le opere, se verranno confermate le attribuzioni, dovrebbero valere una cifra astronomica: circa 700milioni di euro e verranno presentate oggi in un e-book di seicento pagine pubblicato da Amazon e dal titolo "Il giovane Caravaggio. Le cento opere ritrovate".

I disegni sarebbero riferibili ai primi passi di Michelangelo Merisi quando, ancora adolescente, era allievo nella bottega di Simone Peterzano (siamo negli anni tra il 1584 e il 1588). I due studiosi hanno lavorato attraverso il confronto con i capolavori romani e napoletani del pittore, facendo frequenti sopralluoghi nelle chiese milanesi e dopo aver setacciato il Fondo Peterzano che contiene 1378 disegni dell'artista milanese maestro di Caravaggio e degli allievi che hanno lavorato con lui. «Era impossibile che Caravaggio non avesse lasciato nessuna testimonianza della sua attività durata dal 1584 al 1588 presso la bottega di un pittore all'epoca famoso e ricercato» sostiene all'Ansa Bernardelli Curuz, direttore artistico della Fondazione Brescia Musei. Tra le carte del fondo ci sarebbe anche un biglietto con una firma di Caravaggio che è stata analizzata e autenticata della grafologa Anna Grasso Rossetti, che però, come sottolinea l'agenzia di stampa, ha «operato su materiale fotografico» e non sull'originale. Secondo gli studiosi, dei circa cento disegni rinvenuti nel fondo, ben 83 «verranno poi ripresi più volte nelle opere della maturità, a dimostrazione che il giovane pittore partì da Milano con canoni, modelli e teste pronti per essere utilizzati nei dipinti romani».

Ma di fronte a queste attribuzioni, la comunità scientifica è rimasta piuttosto perplessa, come emerge da una serie di interviste apparse stamattina sul Corriere della Sera. I fogli del fondo, infatti, sono conosciuti e sono stati visti da molti critici d'arte che non hanno mai associato nessuno di questi disegni al Caravaggio per una serie di motivi tecnici: sono frammentari e di provenienza diversa, senza contare che paternità artistiche di questo peso si dovrebbero presentare in convegni scientifici e non a mezzo stampa o e-book. Secondo quanto riferito dal quotidiano di via Solferino i due autori dell'identificazione «avrebbero chiesto delle riproduzioni al Gabinetto dei disegni del Castello e non risultano assidui frequentatori del Fondo Peterzano».

«Essendo Peterzano il maestro di Caravaggio, il dubbio o speranza ce l'hanno tutti di trovare dei disegni del Merisi. - sottolinea al Corsera Maria Teresa Florio, ex direttrice delle Raccolte d'arte del Castello che ha custodito i disegni - E tutti quanti coloro che hanno studiato il fondo si son sempre chiesti: possibile che ci sia qualcosa? Nessuno si era però mai permesso di dirlo. L'attribuzione non ha punti di appoggio, non ci sono disegni sicuri di Caravaggio. Come disegnava Leonardo era chiaro; per Caravaggio non ci sono confronti certi. Inoltre, un conto è un disegno giovanile e un conto un'opera tarda. Peraltro ci sono figure di Peterzano che ritroviamo in Caravaggio: c'è una Sibilla di Peterzano a Garegnano che ha la stessa posizione del Bacchino malato di Caravaggio. Il fondo è noto. Insomma, o siamo scemi tutti noi o non lo so. Io non li ho mai sentiti questi studiosi».

Dubbi ripresi anche da Francesca Rossi, attuale responsabile del Gabinetto dei disegni del Castello, dall'assessore alla cultura di Milano, Stefano Boeri e dal direttore del Castello Sforzesco, Claudio Salsi. Tra loro c'è chi ironizza e chi, invece, invita alla cautela. A conti fatti, dopo i toni trionfalistici di ieri, oggi, l'impressione è che la cosa si stia sgonfiando piuttosto in fretta. D'altronde la corsa alle attribuzioni negli anni scorsi ha creato non poche figuracce: la più recente è quella del Cristo ligneo attribuito a Michelangelo (Buonarroti) pagato più di 3milioni di euro dallo Stato e mostrato in pompa magna al Tg1 delle 20. Per gli esperti è un "falso" a occhio nudo, tanto che la Procura della Corte dei Conti ha citato in giudizio i vertici del MiBac di allora chiedendo il risarcimento danni.


 

Immagini

La cena di Emmaus (foto: Wikipedia commons)