Sassari. A distanza di mesi dal tragico investimento avvenuto in via Cilea, nel cuore del quartiere Latte Dolce, il Nuovo Comitato di Quartiere Latte Dolce – Santa Maria di Pisa torna a farsi sentire con forza. Il motivo è sempre lo stesso: l’assenza di provvedimenti strutturali per garantire la sicurezza stradale in un’area densamente popolata e ad alta frequentazione pedonale.

Il drammatico incidente era avvenuto nei pressi della chiesa parrocchiale di Santa Maria Bambina, subito dopo la celebrazione della messa delle ore 18. Una donna, che aveva appena lasciato la chiesa, è stata travolta da un’auto mentre attraversava le strisce pedonali. Per lei, purtroppo, non c’è stato nulla da fare. L’altra donna che era con lei, anch’essa investita, è sopravvissuta ma ha riportato gravi ferite.

Dopo l’accaduto, il Comune aveva garantito una maggiore attenzione sulla zona. Nei giorni immediatamente successivi, è stata posizionata una pattuglia della Polizia Locale davanti alla chiesa e sono stati rifatti i passaggi pedonali. Ma, secondo il Nuovo Comitato di Quartiere, tutto si è fermato lì.

«Oggi – spiegano dal comitato – le auto continuano a sfrecciare in via Cilea come se nulla fosse successo. Addirittura si verificano sorpassi azzardati anche in prossimità delle fermate degli autobus. Avantieri si è rischiata un’altra tragedia: solo la prontezza di riflessi di un pedone ha evitato il peggio».

Il comitato, nato nel 2010 e composto da circa dieci membri attivi, è molto seguito sui social: il gruppo Facebook conta oltre 3.400 iscritti, molti dei quali partecipano quotidianamente segnalando criticità, disservizi e situazioni di pericolo nei rioni di Latte Dolce e Santa Maria di Pisa. «In questi anni – affermano – siamo riusciti a far intervenire il Comune su diversi fronti, ma resta ancora molto da fare. E la sicurezza stradale è oggi una priorità assoluta».

Per questo motivo, i residenti chiedono con insistenza l’installazione di dissuasori di velocità, in particolare davanti alla chiesa e nei pressi delle scuole, dove il flusso di pedoni – spesso bambini e anziani – è continuo.

«Non vogliamo più piangere altre vittime – concludono dal comitato –. La memoria di quanto accaduto impone risposte concrete. Non bastano le strisce ridipinte: servono azioni vere per tutelare i cittadini».