Alghero. Dopo decenni di attese, la Grotta Verde apre ufficialmente le sue porte al pubblico. Un evento atteso e sentito che rappresenta non solo un traguardo per il patrimonio naturalistico del territorio, ma anche un omaggio a una lunga storia fatta di esplorazioni, intuizioni pionieristiche e impegno istituzionale.
“È un risultato importante, che unisce la memoria di chi ha iniziato questo cammino alla visione di chi oggi ne raccoglie l’eredità”, commenta Luca Madau, consigliere comunale del Partito Democratico. “La Grotta Verde non è solo un luogo da visitare, è un simbolo: un patrimonio restituito alla comunità grazie al lavoro di tanti”.
L’apertura della grotta, situata all’interno del Parco Naturale Regionale di Porto Conte, è frutto di anni di collaborazione tra amministrazioni comunali, tecnici, studiosi e volontari. Un progetto complesso, che ha richiesto attenzione, risorse e visione.
“La storia della Grotta Verde è lunga e affascinante”, ricorda Madau. “Negli anni Cinquanta, quando ancora era conosciuta solo da pochi, furono i membri del gruppo speleologico scout Alghero 1, guidati da Giovanni Pala e Giovanni Antonio Alciator, a esplorarne per primi le cavità”.
Uno dei passaggi più suggestivi scoperti in quel periodo è il cosiddetto Passaggio Rondello, un cunicolo impervio che si apre alla destra dell’altare di Sant’Erasmo e conduce a una sala interna di straordinaria bellezza, nascosta nel cuore della montagna.
Negli anni Sessanta, un altro protagonista entra in scena: il gesuita e ricercatore Padre Antonio Furreddu, figura chiave della speleologia sarda. Fu lui a incaricare lo scout Antonello Bilardi di attraversare quel passaggio per collocare un magnete nella parte più profonda della cavità. L’obiettivo era scientifico: misurare il diaframma roccioso che separa la Grotta Verde dalla Grotta di Nettuno.
“Era un tempo in cui il coraggio e la scienza andavano di pari passo”, sottolinea Madau. “Laddove oggi troviamo sensori che rilevano ossigeno e anidride carbonica, un tempo si usava una semplice candela per capire se l’aria fosse respirabile”.
La ricerca continuò anche sul versante subacqueo. Con il supporto dell’allora Azienda Autonoma di Soggiorno, diretta da Franco Serio, gli scout algheresi collaborarono con speleosub romani per esplorare il lago di acqua dolce che si trova nella parte più bassa della grotta, cercando di capire se vi fosse un collegamento idrico con altre cavità della zona.
Oggi, grazie a quella visione e al lavoro di tante persone, è possibile accedere in sicurezza a questo scrigno nascosto. La Grotta Verde si configura così non solo come attrazione naturalistica di rara bellezza, ma come simbolo identitario.
“La sua apertura è una vittoria collettiva”, conclude Madau. “Un momento da celebrare, ma anche da vivere con lo stesso rispetto e la stessa meraviglia di chi per primo ha acceso una candela per illuminare l’ignoto”.
NB: immagine indicativa della città di Alghero
