Valery Gergiev (foto tratta da Wikipedia)

di Cosimo Filigheddu

Sul caso Gergiev è saltata fuori una nuova categoria social, i critici musicali. Ce n’è un sacco e una sporta che dicono che è un asino e altrettanti convinti che sia un genio. Non l’ho mai sentito dal vero e poco in altri modi. Comunque non esprimerei un giudizio. Sin da ragazzo ascolto o sento più o meno ogni giorno quella che si chiama “musica classica”; come dicono i piloti, ho quindi molte ore di esperienza, ma capire se uno è bravo o no è un altro paio di maniche.

Se il ridicolo non è evidente – come a esempio Bocelli al G7 mentre Giorgia Meloni all’acuto tipo Claudio Villa agitava la mano estasiata come Giorgione del Gambero Rosso quando assaggia un suo piatto e Biden dormiva – il giudizio è roba per competenti. Se non si hanno gli strumenti per giudicare ciò che ci appassiona, è meglio stare zitti e lasciarsi trascinare dalla passione, che nel mio caso non è fatta soltanto di musica, ma anche di contorni talvolta anche di simpatia o antipatia per l’esecutore.

Per esempio, durante la mia giovinezza è stato direttore artistico dell’Ente De Carolis, per molti anni, Nino Bonavolontà, direttore d’orchestra palesemente mediocre ma persona di una simpatia travolgente. Non ho mai parlato male di lui e mi sono sempre goduto ogni suo spettacolo come se a dirigere fosse stato von Karajan.

Quindi non so dire se il putiniano Gergiev sia bravo o no, se lo fosse avrei comunque difficoltà a godermelo, così come non saprei giudicare la meloniana Beatrice Venezi, pur avendola, questa sì, sentita più volte dal vivo e in tv. I sentimenti, negli incompetenti come me, fanno aggio sull’obiettività del giudizio. Comunque, quando metto su una registrazione di Toscanini sono tranquillo: era antifascista ed era bravo, posso rilassarmi.