Sassari. Domenica 12 ottobre si celebra in tutta Italia la 75ª Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro, promossa dall’Anmil (Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro).
Un appuntamento che anche in Sardegna assume un significato particolare, alla luce dei dati aggiornati dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre, che collocano l’isola in zona arancione per rischio infortuni mortali, ovvero con un’incidenza superiore alla media nazionale.

Da gennaio ad agosto di quest’anno, la Sardegna ha registrato 14 morti sul lavoro, lo stesso numero della Calabria e in linea con regioni più popolose come la Liguria.
Un bilancio che conferma la persistenza del problema sicurezza, soprattutto nei settori edilizia, trasporti e agricoltura, dove si concentrano gran parte degli infortuni gravi e mortali.

Il presidente dell’Osservatorio, ingegner Mauro Rossato, sottolinea come “la stabilità dei numeri, rispetto allo scorso anno, non sia motivo di conforto: in Italia si continua a morire di lavoro ogni giorno. La formazione e l’aggiornamento dei lavoratori restano l’unica via concreta per dare dignità e tutela a chi lavora”.

Nel complesso, in Italia le vittime registrate tra gennaio e agosto 2025 sono 681, di cui 493 decedute durante l’attività lavorativa e 188 in itinere (cioè nel tragitto casa-lavoro).
Le regioni più colpite restano Lombardia, Veneto, Campania e Sicilia, mentre oltre metà del Paese rientra nelle zone rosse e arancioni della mappa del rischio elaborata dall’Osservatorio.

I lavoratori over 65 risultano ancora la fascia più a rischio, con un’incidenza di 66,5 morti ogni milione di occupati.
Le donne vittime sono 58, mentre i lavoratori stranieri contano 148 decessi: il loro rischio di morte risulta più che doppio rispetto a quello dei lavoratori italiani.
Il settore più colpito è quello delle Costruzioni, con 78 decessi, seguito da manifatturiero, trasporti e commercio.

Nonostante un lieve calo complessivo delle denunce di infortunio a livello nazionale (-0,7%), il quadro resta preoccupante.
In Sardegna, la sensibilizzazione e la formazione restano gli strumenti principali per contrastare un fenomeno che colpisce in modo trasversale lavoratori di ogni età e settore.

“La sicurezza non è un costo, ma un investimento sulla vita e sulla dignità delle persone – ricorda Rossato –. È necessario che aziende, istituzioni e lavoratori continuino a collaborare per costruire una vera cultura della prevenzione, anche e soprattutto nei territori come la Sardegna, dove l’incidenza rimane superiore alla media nazionale”.