Sassari. Il 7 novembre alle 17, al Liceo Artistico di Sassari, inaugura la seconda e ultima tappa del progetto dell’artista Max Mazzoli, in collaborazione con l’associazione Dolmen.

Dopo il successo della prima tappa ospitata a Bosa, nelle sale del museo Casa Deriu (oltre 250 ingressi in pochi giorni), il progetto “L’uomo inadeguato” dell’artista livornese, che da anni vive e opera a Sassari, approda negli spazi espositivi del Liceo Artistico “Filippo Figari”.
La mostra aprirà le porte il 7 novembre, con inaugurazione alle 17, e resterà visitabile fino al 21 novembre, dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 20.
L’accesso è dal cancello di via Calvia, verso la sala espositiva situata al primo piano, accessibile anche con ascensore.

In esposizione una ventina di dipinti a olio, realizzati tra il 2021 e il 2025, accompagnati dal catalogo “L’uomo inadeguato”, edito da Soter e prodotto dall’associazione Dolmen, con il contributo della Fondazione di Sardegna e del Comune di Sassari.
Il volume raccoglie le opere più recenti di Mazzoli, accompagnate dai testi critici di Mariolina Cosseddu e Giovanna Pittalis.
A conclusione della presentazione, il pubblico sarà accolto da un buffet e da una sorpresa che verrà svelata durante l’inaugurazione.

Il progetto nasce dalla collaborazione tra Dolmen e l’artista, iniziata con la mostra personale del 2024 allo Spazio Dolmen di Sassari e proseguita con la tappa appena conclusa nel centro storico di Bosa.

Già in occasione della prima esposizione, l’artista aveva dichiarato:

«Ho sempre visto le mostre come un insieme di racconti, e questo mi ha portato a riflettere sul fatto che, alla fine, ogni mia opera racconta una storia. In ognuna di esse c’è un titolo ben pensato che serve da chiave di lettura a chi ne fruisce.
L’importanza del progetto “L’uomo inadeguato” non è solo nel concretizzarsi di una mostra in due tappe, ma nel consolidamento del lavoro svolto, ora racchiuso nella realizzazione di un catalogo con due testi critici. È per me un racconto per immagini che, a differenza di una mostra, rimane fruibile nel lungo termine».

Sulla scelta del titolo, Mazzoli aggiunge:

«Non è casuale: vuole essere una dedica alle persone più profonde e consapevoli della propria fragilità. Ricorda alcuni film in bianco e nero degli anni ’40-’50, dove il protagonista è un personaggio un po’ kafkiano che riflette sulla propria esistenza e prende coscienza del suo modo poco adeguato di stare al mondo».

I componenti dell’associazione Dolmen esprimono soddisfazione per il percorso condiviso con l’artista:

«Ringraziamo la Fondazione di Sardegna e il Comune di Sassari per il fondamentale contributo, il Liceo Artistico “Filippo Figari” per l’ospitalità e per aver accolto con entusiasmo questo progetto, dandogli dimora nella città in cui l’artista vive e opera.
Un ringraziamento va anche a tutte le persone che hanno seguito e sostenuto questa iniziativa che unisce arte, riflessione e territorio».

Mazzoli sintetizza così l’essenza dell’“uomo inadeguato”:

«Penso sia normale, per molte persone, sentirsi inadeguate — in particolare per chi vive, in maniera più o meno parallela, nella società dell’arte e della cultura, dove l’interazione e le pubbliche relazioni sono un obbligo.
Sono le persone più sensibili, timide e profonde, che spesso indossano la maschera della superficialità — anche ridanciana — che piace tanto, ma che alla fine, nel migliore dei casi, fanno della loro inadeguatezza un punto di forza da cui osservare la realtà in modo più obiettivo e distaccato».

Nel testo critico, Mariolina Cosseddu scrive:

«Tre tappe che segnano indelebilmente un percorso artistico ed esistenziale racchiuso nel volume che documenta l’esposizione, come a dire anni di travagliato lavoro, di scommesse sulla vita, di azzardi pittorici.
Solo cinque anni addietro, Max Mazzoli conosce un momento che equivale, in una vita, a un transito epocale, decisivo per le sorti di sé stesso e della sua poetica.
Misurarsi con il dolore è una discesa agli inferi, un affacciarsi sugli abissi del nulla, la vertigine dell’ignoto. La risalita è un viaggio nelle regioni più intime e inesplorate del proprio vissuto, con una messa a disposizione del talento pittorico al servizio di un’indagine interiore, lontana dal passato e alla ricerca di un futuro prossimo.
Il presente è, di fatto, una nuova affermazione: una presa di coscienza senza scampo e senza sconti, semmai una dichiarazione di poetica aperta ad ulteriori assesti, sulla base di un’unica certezza: la pittura come antidoto, come riequilibrio delle cose, come continuo peregrinare nelle regioni dell’immaginario».

Sempre nel testo critico, Giovanna Pittalis osserva:

«Mazzoli mette in evidenza, in maniera inconscia, l’importanza della pittura oggi: una pittura che crea ponti e non divide, che comunica, che sopravvive in un’attualità ossessionata dalla semplificazione, dal “levigare”, dal deconcentrare e dall’anestetizzare.
Attraverso le sue opere, comunica che l’inadeguatezza è parte dell’essere umano, per quanto scomoda e complessa. Trasmette pace e caos, la bellezza del buio e della luce, il profumo dei colori a olio che stimola l’immaginazione di un pittore che abbraccia la propria solitudine e, con la sua tavolozza, crea frammenti di universo nuovi, sui quali ogni osservatore può adagiare lo sguardo.
La pittura di Mazzoli fornisce una testimonianza di grande rilevanza per la contemporaneità. Non pretende di essere contemporanea, non chiede di trovare una collocazione definita: esiste, e basta. Ed è sufficiente per incentivare riflessioni e ricostruire — magari, in un domani non molto lontano — le tracce che l’essere umano ha lasciato sulla Terra: non quelle degli oggetti quotidiani, ma quelle più velate, nascoste, delle emozioni e degli stati d’animo in continuo mutamento».

Per informazioni:
dolmenassociazione@gmail.com
348 4744371
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Max Mazzoli