Riceviamo e pubblichiamo l’intervento del Presidente regionale dell’associazione “Caccia  pesca e Tradizioni Sardegna”, Marco Efisio Pisanu, in merito alla discussione nata intorno alle affermazioni su di una presunta responsabilità della caccia in relazione alla crescita del numero dei cinghiali

Gentile Direttore,
ho letto con attenzione l’intervento del dr. Paolo Briguglio sul tema della presenza dei cinghiali in Sardegna e sulle presunte responsabilità della caccia nel loro aumento.
Vorrei offrire qualche riflessione, basata su fatti scientificamente provati e non sui pregiudizi di chi sostiene che “la caccia fa aumentare il numero dei cinghiali”.
Tale affermazione è priva di qualsiasi base scientifica, visto che in Sardegna (come nel resto d’Italia) sono attivi Piani di controllo/prelievo elaborati da tecnici faunistici e approvati da Ispra e dagli enti regionali competenti. Tali Piani hanno proprio l’obiettivo di ridurre le densità di popolazione e di mitigare i conflitti con le attività agricole e con la sicurezza stradale.
A questo proposito, è utile ricordare che in Sardegna, grazie all’attività venatoria, si stima un prelievo annuale (per difetto) di circa 40.000 capi di cinghiale.
Se quindi il dr. Briguglio si definisce “un esperto”, ci suggerisca (esponendo le fonti scientifiche a supporto) quale sia il metodo alternativo e più efficace per diminuire la densità di una popolazione così numerosa e impattante.
I dati disponibili (forniti da Ispra) mostrano che, laddove si pratica una gestione selettiva, le popolazioni di cinghiale sono in calo o stabilizzate, non in aumento.
Inoltre, se fosse vero che la caccia incrementa la presenza degli ungulati, dovremmo osservare la stessa tendenza anche per cervi, daini e mufloni, specie che non sono oggetto di caccia libera, eppure risultano in costante crescita in tutte le aree dell’Isola.
Evidenze, queste ultime, che contraddicono la tesi preconcetta esposta nell’articolo.
Spiace, infine, leggere espressioni come “menti semplici” o “soluzioni simpatiche per menti deboli”.
Un linguaggio del genere non solo è inadeguato a un confronto serio, ma suona anche come un insulto gratuito verso i tanti cacciatori che con impegno, competenza e senso civico dedicano tempo e risorse alla gestione del territorio.
Chi pratica la caccia in modo responsabile non è un “nemico della natura”, come pare si voglia sostenere nell’articolo, ma un alleato concreto della buona gestione faunistica.
Il problema dei cinghiali è complesso e richiede soluzioni integrate: prevenzione dei danni, controllo delle fonti di cibo, recinzioni, interventi di cattura e, dove necessario, oltre all’attività venatoria, prelievi pianificati.
Ridurre tutto a un pregiudizio “anti-caccia” significa banalizzare la realtà.
Quindi, occorre coerenza, studio, senso di equilibrio e responsabilità: la gestione faunistica, in tutte le sue declinazioni (prelievo venatorio compreso), se condotta su basi scientifiche, è parte della soluzione, non del problema.
Cordiali saluti.
Marco Efisio Pisanu”