“Ostriche di Sardegna. Produzione, ricerca e innovazione” è il documentario ideato e prodotto da Sardegna Ricerche, l’Agenzia regionale per la promozione della ricerca, dell’innovazione e dello sviluppo tecnologico, che sarà presentato in anteprima mercoledì 19 novembre alle ore 17:00 a Sa Manifattura, in via Regina Margherita 33 a Cagliari.
«Il settore dell’ostricoltura sarda rappresenta un esempio concreto di come la ricerca e l’innovazione possano generare sviluppo sostenibile, valorizzando al tempo stesso le competenze locali e le risorse ambientali del territorio» – spiega la Direttrice Generale Carmen Atzori. «Attraverso una collaborazione costante tra istituzioni, ricerca e imprese, siamo riusciti a costruire un comparto che oggi unisce qualità, competitività e tutela dell’ambiente. Il documentario racconta questo percorso e testimonia il valore di un modello di crescita fondato sulla conoscenza, sulla cooperazione e sulla sostenibilità.»
Create dall’acqua, dal sole e dal vento e allevate dalle mani esperte dei pescatori, le ostriche della Sardegna hanno raggiunto livelli di qualità riconosciuti a livello internazionale. Il documentario, scritto e diretto da Davide Melis, narra questa evoluzione attraverso le testimonianze degli ostricoltori dell’isola. In circa un’ora di immagini e racconti, il film mostra il lavoro quotidiano negli impianti e gli affascinanti scenari marini e lagunari che li circondano: Cagliari, Muravera, Tortolì, San Teodoro, Olbia, La Maddalena, Porto Pozzo, Alghero, Arborea. Luoghi dove ambiente, economia e tutela del territorio convivono in equilibrio, trasformando gli allevamenti in veri presidi per la salvaguardia degli habitat.
La Sardegna, con i suoi 10 mila ettari di lagune, è un territorio naturalmente vocato all’ostricoltura. Oggi conta circa 500 ettari di impianti e una produzione che supera le 230 tonnellate annue, un traguardo straordinario se si considera che nel 2018 erano appena 5 tonnellate. Questa crescita è il risultato del lavoro coordinato da Sardegna Ricerche, che dal 2015 ha avviato progetti innovativi come OstrInnova, fondamentale per la trasformazione del comparto. Grazie alla collaborazione con la Fondazione IMC di Torregrande, i centri di ricerca, le università sarde e gli enti regionali Agris e Laore, sono state ottimizzate le tecniche di allevamento e promosse produzioni sostenibili.
Dalle tradizionali ceste galleggianti (poches) si è passati a sistemi più avanzati come le Ortac, che sfruttano il movimento dell’acqua per migliorare la nutrizione delle ostriche, e il Flip Farm System, tecnologia neozelandese che agevola il lavoro degli operatori garantendo al contempo elevata qualità del prodotto. Una visione lungimirante che sta contribuendo alla definizione di un vero e proprio modello sardo in grado di diventare un punto di riferimento internazionale.
La produzione e il consumo di ostriche in Sardegna, come nel resto d’Europa, riguardano principalmente due specie: la Crassostrea gigas (ostrica concava), originaria dell’Asia ma oggi diffusa globalmente per la sua grande adattabilità, e la Ostrea edulis (ostrica piatta), specie autoctona europea molto apprezzata ma più complessa da allevare per via della crescita lenta e della maggiore sensibilità alle variazioni ambientali e alle malattie. Tra gli obiettivi di OstrInnova c’è anche la possibilità di rilanciare proprio questa specie autoctona, per diversificare ulteriormente la produzione e offrire un’alternativa locale di alto pregio all’ostrica concava.
Il documentario “Ostriche di Sardegna. Produzione, ricerca e innovazione” mette in luce l’ampio sistema sinergico creato da Sardegna Ricerche e racconta la solidità di un comparto in continua evoluzione, capace di affrontare le sfide del mercato internazionale e impegnato ogni giorno a garantire l’eccellenza delle ostriche sarde.

