Giuseppe Mascia

Sassari. Quindici milioni di euro per chiudere una liquidazione che va avanti da diciassette anni sono una buona notizia. Ma non sono la fine della storia. Anzi, semmai ne segnano l’inizio vero.

La decisione della giunta regionale guidata da Alessandra Todde, che su proposta dell’assessore all’Industria Emanuele Cani ha stanziato oltre 15 milioni di euro per portare a termine la gestione liquidatoria del Consorzio ZIR di Predda Niedda, viene accolta positivamente dal Comune di Sassari. Con una premessa, però: da sola non basta.

«È un’ottima notizia, che va nella direzione auspicata di restituire quell’area alla città e alla sua comunità», dice il sindaco Giuseppe Mascia. Il via libera della Regione consente di colmare almeno in parte il divario tra debiti e attivi del consorzio industriale – un buco complessivo che supera i 25 milioni di euro, aggravato dal contenzioso con Abbanoa da circa 22 milioni – e apre la strada al trasferimento di beni e personale al Comune di Sassari, ente individuato come soggetto subentrante.

Ma è proprio qui che il sindaco mette le mani avanti. Predda Niedda, spiega, non può più essere considerata un’appendice separata, una zona franca urbanisticamente e amministrativamente estranea al resto della città. «Nel frattempo Sassari le è cresciuta intorno – osserva – e non può continuare a convivere con un’area che funziona come una terra di nessuno, dove non valgono le stesse regole degli altri quartieri».

Il passaggio di consegne dal consorzio al Comune, dunque, non è solo un atto amministrativo. È una scelta politica e urbanistica che implica visione, risorse e tempi lunghi. «Occorrerà attivare processi partecipativi per definirne funzioni, sviluppo e identità – dice Mascia – dentro un progetto armonico, non conflittuale, che consenta alla città storica di recuperare centralità non più fisica, ma residenziale, commerciale, culturale e comunitaria».

La Regione ha fissato un cronoprogramma ambizioso: chiudere la liquidazione entro dicembre 2026, riscuotere i crediti e definire la transazione con Abbanoa entro giugno dello stesso anno, trasferire personale e beni funzionali entro fine mandato. Un percorso che il Comune dice di voler affrontare, ma non a qualsiasi costo.

«Siamo pronti ad acquisire quell’area e abbiamo le idee chiare su come “annettere” Predda Niedda alla città – chiarisce il sindaco – ma è altrettanto evidente che per farci carico di una missione del genere servono stanziamenti straordinari. Questa operazione non può avvenire a danno delle casse comunali e del resto di Sassari».

Il messaggio alla Regione è esplicito: i 15 milioni servono a chiudere il passato, non a costruire il futuro. «Sediamoci subito attorno a un tavolo – propone Mascia – per ragionare delle risorse necessarie agli interventi urgenti, quelli indispensabili a ripristinare livelli minimi di fruibilità e servizi». Perché riportare Predda Niedda dentro la città non significa solo voltare pagina rispetto a una liquidazione infinita, ma affrontare una delle sfide più impegnative – e costose – della Sassari che verrà.