Sassari. Le strade della pace, in Sardegna, cominciano a intrecciarsi anche sul piano istituzionale. L’Anci Sardegna ha annunciato oggi, 8 gennaio, l’adozione ufficiale della Carta di S’Aspru come riferimento per le amministrazioni comunali dell’isola, rafforzando il ruolo dei Comuni nella promozione del dialogo, della non violenza e del ripudio della guerra.

Un passaggio che arriva al termine di un percorso lungo e stratificato, nato fuori dai palazzi e cresciuto dentro le comunità. E che Sassari Notizie aveva raccontato per primo già nell’agosto scorso, quando la presidente di Anci Sardegna Daniela Falconi – sindaca di Fonni – aveva lanciato l’idea di istituire, nei Comuni sardi, un assessorato alla Pace. Un’intuizione allora presentata come proposta politica e culturale, oggi formalizzata in un atto di indirizzo dell’associazione dei Comuni.

L’annuncio è stato dato questa mattina a Palazzo Ducale, a Sassari, alla presenza della stessa Falconi, del sindaco Giuseppe Mascia e di amministratori provenienti da Siligo, Tergu e Ittiri, insieme ai rappresentanti delle associazioni promotrici della Carta, tra cui il comitato #fermiamolaguerra.

Nel documento approvato, Anci Sardegna chiarisce le ragioni dell’iniziativa, che nasce – si legge – dalla “forte mobilitazione dei sindaci e degli amministratori locali e dalla crescente richiesta che proviene dalle comunità”, chiamate oggi a confrontarsi con “un contesto internazionale segnato da conflitti, violenze e linguaggi di odio che generano insicurezza e preoccupazione diffusa”.

Un quadro che spinge l’associazione dei Comuni a ribadire con forza il ripudio della guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali e a richiamare “il valore del dialogo, dell’informazione corretta e della responsabilità delle istituzioni locali nel contrastare ogni forma di violenza, sia fisica che verbale”.

Il cuore politico del documento è il riconoscimento dei Comuni come “attori fondamentali nella costruzione di una cultura di pace”, non in astratto ma attraverso “azioni concrete nei contesti educativi, sociali, culturali e relazionali”. In questa prospettiva, Anci Sardegna rilancia esplicitamente la proposta di individuare all’interno delle amministrazioni locali “un assessore o un delegato ai temi della pace”, chiamato a coordinare politiche orientate alla non violenza, alla convivenza pacifica e alla cooperazione tra i popoli.

È in questo quadro che viene assunta come riferimento la Carta di S’Aspru, nata tre anni fa su iniziativa di associazioni laiche e religiose – dall’Associazione Mondo X Sardegna al Circolo Laudato Sì di Sassari, dalle Acli a Intrecci Culturali, fino al comitato #fermiamolaguerra – e già sottoscritta da oltre mille cittadine e cittadini. Una carta che Anci definisce “valoriale e condivisa” e che resta aperta all’adesione di chiunque si riconosca nei suoi principi.

Tra gli obiettivi del percorso avviato c’è anche quello di portare simbolicamente la Carta ad Assisi, “luogo universale di pace e fraternità”, come gesto di testimonianza di un cammino maturato in Sardegna. Un richiamo che si inserisce nel tempo simbolico degli ottocento anni dall’esperienza spirituale di San Francesco, evocata nel documento come riferimento culturale alla fraternità, al dialogo e al rispetto del creato.

L’atto approvato dall’Anci non si ferma però alla dimensione simbolica. L’associazione invita i Comuni sardi a rafforzare il proprio impegno attraverso il dialogo interistituzionale e la partecipazione a iniziative locali, regionali e nazionali, valorizzando il contributo del mondo associativo e della società civile. E apre anche alla possibilità di un confronto su una proposta di legge regionale sulla pace, che possa dare continuità e riconoscimento istituzionale alle politiche avviate.

Un passaggio politico che segna un cambio di passo: un’istanza nata dal basso, coltivata nei territori, entra ora ufficialmente nell’agenda delle amministrazioni locali. Con una consapevolezza di fondo che il documento esplicita senza ambiguità: la pace non è un tema astratto, ma una responsabilità quotidiana, che passa anche dai Comuni.