di Pier Luigi Piredda

Ieri Sassari ha avuto la ribalta nazionale su “la Repubblica”, proprio nel giorno del 50° compleanno del giornale fondato da Eugenio Scalfari. Una ribalta non certo piacevole e che logicamente si è portata dietro discussioni e polemiche, anche se forse meno di quelle che si sarebbero potute immaginare, visto il prestigio della firma.

Il racconto del centro storico di Sassari che il giornalista Paolo Berizzi ha riportato sulla sua rubrica “Pietre” può non piacere e provocare attacchi al giornale e all’autore, ma non si discosta dalla cruda realtà quotidiana.

Per completezza, ecco che cosa ha scritto Berizzi: Risse, sangue, violenza, spaccio. I residenti del centro storico di Sassari sono disperati: da mesi di notte si ripetono colluttazioni e pestaggi. Un clima intollerabile che ha spinto gli abitanti a lanciare l’allarme. L’ultimo episodio, nei vicoli del centro storico basso, risale all’altra notte, quando delle persone imploravano un gruppo di uomini armati di bastoni e mazze di ferro di non picchiarle. A terra, chiazze di sangue. Pochi giorni fa in corso Vittorio Emanuele sono volati pugni e calci tra due fazioni rivali. “C’erano persone a terra ferite, stavo passando di lì e ho preso in mano lo spray al peperoncino che ormai è il mio inseparabile compagno di viaggio”, dice una giovane residente. Gente ubriaca, spacciatori, bande giovanili che si affrontano a colpi di bottigliate sono all’ordine del giorno.

Parole che sono veri e propri macigni che invece di farci indignare dovrebbero aiutarci a riflettere.

Il racconto riportato sulla rubrica di Berizzi dovrebbe infatti servire da stimolo per un bella riflessione sul centro storico di Sassari e su una realtà dura da digerire ma che – come ho detto, scritto e documentato anch’io, tante volte – ci viene sbattuta in faccia quotidianamente da alcuni anni.

In qualsiasi modo lo si guardi, il centro storico è in stato di abbandono da molto tempo. I generosi tentativi di tanti volenterosi che cercano con bellissime iniziative di vario genere di mascherare le condizioni di decadenza sono sempre rimasti isolati.

Le zuffe sono all’ordine del giorno… e anche della notte. Il posto fisso della polizia locale in corso Vittorio Emanuele – come è stato sottolineato proprio ieri in una conferenza stampa dal comandante – è certo un deterrente. Ma la situazione resta grave.

Perché quello che accade continuamente nei vicoli possono raccontarlo, con dovizia di particolari, solo coloro che ancora ci abitano e resistono con coraggio. Forse e soprattutto perché non hanno le possibilità per andare a vivere altrove. E cercano di sopportare tutto. Anche il caldo torrido d’estate, perché costretti a tenere le finestre chiuse per i miasmi, le urla e le minacce.

Dall’incrocio con via Pais e Piazza Colonna Mariana in corso Vittorio Emanuele e dall’incrocio con via Rosello in via Lamarmora c’è una Sassari che anche chi è nato in quei vicoli ha difficoltà a riconoscere.

Un territorio senza patria né legge e senza pace.

Vicoli lungo i quali la droga scorre a fiumi. Dove in ogni incrocio, di giorno e di notte, ci sono le vedette pronte a segnalare qualsiasi movimento sospetto a chi sta spacciando. Dove le risse sono continue. E non sono mai zuffe normali visto che sono sempre presenti i coltelli e spesso anche i micidiali machete, che chissà dove vengono tenuti nascosti e che comunque spuntano con sempre maggiore frequenza.

Per non parlare poi delle intimidazioni di ogni genere: sempre impunite.

E il racconto dell’orrore potrebbe continuare ancora a lungo.

E allora ci si può anche indignare per la brevissima analisi apparsa su “Repubblica”, interrogarsi sulle fonti giornalistiche di Berizzi e sulla sua reale conoscenza di Sassari. Ma leggiamo la conclusione della sua rubrica “Pietre”: “Non è possibile andare avanti così — è il grido lanciato dagli abitanti — le istituzioni intervengano”. Un grido di dolore che si sente da ormai troppo tempo ma al quale si è risposto spesso con interventi-tampone, più che altro palliativi quando invece servirebbe ben altro.

E qui, da sassarese nato, cresciuto e vissuto nel centro storico, devo ripetermi: troppa disattenzione verso quella parte della città è emersa anche in scelte recenti, fatte durante il periodo natalizio.

Se i farmacisti di via Rosello non avessero deciso di tasca loro di far installare le luminarie in via Rosello e nella prima parte di via Lamarmora, quella zona sarebbe rimasta immersa nell’oscurità e nel degrado.

Così come non è stata sicuramente una scelta felice quella di dimenticare piazza Tola nelle rotazioni delle manifestazioni natalizie, e infatti al calar del sole la piazza era soltanto tristemente illuminata da luminarie, peraltro poco luminose, orientate verso il pavimento, che contribuivano a rendere ancora più patetica tutta la zona.
Nella parte bassa, proprio nel famigerato quadrilatero di San Donato da tempo immemore ci sono anche lavori mai portati a termine e delimitati da reti e segnali di operai al lavoro che sono invece assenti da quel dì. Anche questo è degrado.

Prima di chiudere l’articolo, anche se ci sarebbe da scrivere ancora tanto, vorrei sottolineare i miasmi insopportabili in ogni vicolo causati non solo dalle deiezioni dei cani, puntualmente abbandonate senza ritegno dai proprietari degli animali, ma anche dai bisogni di ogni tipo delle persone.

Concludo con alcune domande rivolte a chi si fosse sentito colpito dalle parole riportate sulla rubrica della “Repubblica”.
1) Se aveste una figlia adolescente che esce da casa al mattino e la sera deve rientrare al buio vivreste serenamente?
2) Vi sentireste tranquilli se le vostre figlie o vostra moglie facessero una passeggiata serale nei vicoli del centro storico?
La risposta che credo darebbero quasi tutti è: NO.

E allora perché scagliare pietre contro le “Pietre” di Berizzi?

Forse sarebbe il caso di cominciare a prendere in considerazione un’opzione che può anche non piacere a molti ma che a mio parere sarebbe valida per dare un’immagine di riscatto e di maggior vivibilità del centro storico di Sassari. Quella scelta che era stata fatta in città del sud Italia nei cui centri storici la delinquenza proliferava: l’esercito.

A Sassari abbiamo anche la fortuna di avere un reparto di eccellenza che tutto il mondo ci invidia: la Brigata Sassari.
Se anziché destinare i sassarini verso altre città italiane nell’ambito dell’operazione nazionale “Strade sicure” si fosse pensato di utilizzare i nostri soldati in città per un determinato periodo di tempo, sarebbe stato davvero così  politicamente scorretto?

Credo che sarebbe stata soltanto una scelta di buon senso, ben al di là di qualsiasi schieramento politico