Antonello Fois

La siccità e le inefficienze del sistema idrico regionale continuano a pesare in modo significativo sull’agricoltura e sull’allevamento della Sardegna, con perdite economiche che si traducono ogni anno in decine di milioni di euro. Secondo i dati diffusi da Coldiretti Nord Sardegna, oltre il 51% dell’acqua disponibile viene disperso lungo le reti, un fattore che trasforma l’emergenza climatica in una crisi strutturale.

Nel 2025 il Nord Sardegna è stato tra i territori più colpiti, con la Nurra indicata come area simbolo della crisi: qui le perdite legate alle mancate produzioni e alle colture non avviate a causa delle restrizioni idriche superano i 30 milioni di euro, ai quali si aggiungono circa 10 milioni di euro di indotto.

Il quadro è emerso a Sassari durante il secondo incontro territoriale promosso da Coldiretti, nell’ambito di un ciclo di confronti dedicati alle criticità del comparto agricolo e alla gestione delle risorse idriche. Secondo l’organizzazione, la siccità non può più essere considerata un evento straordinario, ma una condizione costante che incide per circa l’80% sul valore economico complessivo dei danni legati alle calamità naturali, tra cambiamento climatico e carenze strutturali nella gestione dell’acqua.

Nella Nurra, i numeri descrivono una situazione particolarmente difficile. Nel 2025 non sono stati coltivati 940 ettari di mais, mentre il 70% dei 700 ettari di erba medica-foraggera è andato perso. Sui 1.150 ettari di vigneto si registra un calo della produzione del 30%, mentre l’olivicoltura segna una riduzione del 50% su circa 350 ettari. Le colture ortive, normalmente estese su 600 ettari, non sono state avviate, e tra carciofi e frutteti, su 220 ettari complessivi, le perdite raggiungono il 40%.

Al centro delle criticità, secondo Coldiretti Nord Sardegna, resta la dispersione lungo le reti idriche. «La priorità assoluta è intervenire sulle infrastrutture – ha dichiarato il presidente Antonello Fois – perché non è accettabile continuare a perdere metà dell’acqua disponibile mentre agricoltori e allevatori sono costretti a rinunciare alle produzioni». Fois ha sottolineato come la situazione della Nurra rappresenti un segnale di allarme per tutta l’Isola e ha chiesto alla Regione una programmazione strutturata sugli investimenti e sulla gestione della risorsa idrica, per evitare ricadute sulla tenuta delle imprese e sullo spopolamento delle aree rurali.

Sulla stessa linea il direttore di Coldiretti Nord Sardegna, Marco Locci, che ha evidenziato il legame diretto tra risparmio idrico e competitività delle aziende. «Ogni metro cubo d’acqua risparmiato è nuovo reddito per le imprese agricole», ha spiegato, ricordando come nel 2025 molte aziende siano state costrette a scegliere quali colture salvare e quali sacrificare, con un impatto anche sulla disponibilità di cibo e sulle esportazioni.

A rendere il quadro ancora più complesso sono i livelli degli invasi, definiti ai minimi storici. Nel Nord Sardegna la disponibilità complessiva si attesta intorno ai 30 milioni di metri cubi. Nel dettaglio, nel bacino del Temo si registrano 22,3 milioni di metri cubi su una capienza di 77,6, nel Cuga circa 5 milioni su 20,4, e nel Bidighinzu 2,1 milioni su 10,9. In altre aree dell’Isola, come la Baronia e il Sulcis, la situazione resta critica per lavori in corso sugli invasi e per la costante carenza di risorsa.

All’incontro di Sassari hanno partecipato anche i rappresentanti dei Consorzi di bonifica e i vertici regionali di Anbi. Il presidente Gavino Zirattu ha indicato tre priorità: manutenzione delle reti e dei contatori, completamento delle interconnessioni tra i bacini e valutazione della necessità di nuovi invasi. «Quello che sta accadendo nel Nord Sardegna non è un caso isolato, ma lo specchio di una condizione che riguarda tutta la regione», ha affermato.

Coldiretti conclude rilanciando la richiesta di un piano strategico per la gestione delle acque, che tenga insieme i diversi usi della risorsa – dall’agricoltura al consumo civile fino al turismo – e valorizzi il ruolo dei consorzi di bonifica, con l’obiettivo di ridurre gli sprechi e garantire maggiore stabilità al sistema produttivo agricolo.