di Pier Luigi Piredda
Sassari. Un intervento neurochirurgico di eccezionale difficoltà che ha impegnato le équipe di Neurochirurgia e di Chirurgia plastica dell’Azienda ospedaliera universitaria di Sassari per oltre 12 ore. Un intervento che ha permesso di risolvere in modo definitivo la situazione clinica gravissima di una donna di Buddusò che da alcuni anni era affetta da una serie di problemi cerebrali che erano sfociati in una serie di meningiomi multipli recidivanti che ne avevano inizialmente limitato la vita e le attività quotidiane e con il passare del tempo compromesso profondamente la serenità.
“In un primo momento avevo pensato a uno sbalzo di pressione che per qualche tempo mi aveva provocato problemi alla vista dell’occhio destro – ha spiegato la signora che ora ha ripreso la sua vita normale -. Dopo qualche tempo, erano sopraggiunti forti mal di testa e la compromissione totale della vista”.
A quel punto, la donna si era affidata agli specialisti di neurologia e poi di neurochirurgia di diversi ospedali della Sardegna senza però riuscire a risolvere la sua sempre più drammatica situazione. Era stata anche sottoposta a diversi interventi alla testa che però non avevano sortito gli effetti sperati. Fino a quando la signora di Buddusò non aveva chiesto disperatamente a chi potesse rivolgersi per cercare di uscire da quel tunnel sempre più buio e doloroso.

“Mi avevano consigliato una struttura ospedaliera della penisola, ma una dottoressa, che non finirò mai di ringraziare, mi ha parlato di un neurochirurgo che era arrivato a Sassari da alcuni mesi e stava facendo degli interventi eccezionali – ha continuato la signora, ora seguita passo passo dal marito che l’ha sostenuta con determinazione nella sua battaglia -. Ho chiesto un appuntamento. La visita è stata immediata e l’intervento è stato deciso in tempi brevissimi. Il grandissimo professor Sabino Luzzi mi ha spiegato tutto quello che avrebbe dovuto fare, le difficoltà e gli enormi rischi, ma di lui mi aveva subito colpito la serenità e la convinzione con la quale mi aveva rassicurato dicendomi che sarebbe andato tutto bene. E infatti ora sono qui a raccontare la mia esperienza dopo la medicazione. Sono rinata e sto ricominciando a vivere grazie al professor Luzzi e al professor Emilio Trignano, che ha fatto un intervento di plastica ricostruttiva eccezionale”.
Ci sono eccellenze quasi sconosciute nella sanità sassarese. Eccellenze che travalicano i confini della Sardegna e forse d’Italia. Specialisti che sono dei veri e propri luminari, che operano in silenzio, che sopportano le critiche e replicano alle polemiche con la loro professionalità e con il loro delicatissimo lavoro quotidiano che salva decine di vite.
Il professor Sabino Luzzi è uno di questi. Barese di 47 anni, professore ordinario di neurochirurgia, ha deciso di mettersi in gioco partecipando e vincendo il concorso per direttore della Clinica di neurochirurgia dell’AOU di Sassari. Un incarico che era vacante da qualche tempo, dopo il trasferimento nella penisola del precedente direttore, Riccardo Boccaletti.
A metà del 2024, il professor Sabino Luzzi ha fatto armi e bagagli, ha salutato i colleghi del prestigioso Policlinico San Matteo di Pavia, una delle strutture sanitarie migliori d’Italia, in cui operava da anni, ed è venuto a Sassari. Facendo anche una scelta di vita importante visto che aveva vinto anche la più comoda cattedra a Varese.
Il professor Sabino Luzzi ha immediatamente portato una ventata di entusiasmo nella Clinica neurochirurgica dell’Aou, che stava attraversando un periodo complicato e, con l’ausilio di un’équipe che sta ancora formando e facendo crescere e che presto sarà anche arricchita dall’inserimento di altri specializzandi, ha cominciato a fare interventi con altissima frequenza. Interventi neurochirurgici di grande importanza, eseguiti anche per il preoccupante incremento di patologie oncologiche cerebrali e patologie neurovascolari.
Un lavoro portato avanti silenziosamente ma con risultati di altissimo livello riportati sulle riviste scientifiche più prestigiose. Contribuendo anche a una crescita esponenziale di tutta l’attività chirurgica dell’Azienda ospedaliero sanitaria sassarese, visto che molti interventi hanno richiesto l’ausilio di équipe di altri reparti specialistici.
Fino al delicatissimo caso della signora di Buddusò.
“Una donna giovane costretta a convivere con mal di testa atroci e un’aspettativa di vita limitata – ha spiegato il professor Luzzi -. Ho verificato la situazione, ho spiegato alla paziente i rischi ma l’ho anche rassicurata sulla riuscita dell’intervento”.

Che non poteva più essere evitato, né posticipato visto che i meningiomi erano sempre più invasivi. La paziente conviveva da lungo tempo con complicanze legate a ripetuti trattamenti clinici, inclusa la radioterapia, che avevano addirittura determinato un’esposizione delle meningi e della teca cranica. Una situazione fortemente rischiosa per la sua vita e altamente invalidante, con pesanti ripercussioni sulla vita quotidiana che l’aveva ormai costretta a rassegnarsi all’idea di doversi rivolgere a strutture sanitarie fuori regione.
Dopo aver studiato a fondo il caso, il neurochirurgo Luzzi ha contattato il professor Emilio Trignano, professore associato e Direttore dell’Unità di Microchirurgia nell’ambito della Chirurgia Plastica dell’AOU di Sassari, diretta dal professor Corrado Rubino, gli ha prospettato l’intervento, di estrema delicatezza, e insieme l’hanno pianificato.
Le due equipe di Neurochirurgia e Chirurgia Plastica sono entrate in sala operatoria dopo un accurato consulto multidisciplinare e la paziente è stata sottoposta a un intervento unico nel suo genere che è durato oltre 12 ore.
Operazione che è stata articolata in più fasi. Tutte estremamente complesse.
Un primo tempo è stato dedicato alla neurochirurgia con la rimozione di una parte della teca cranica, l’asportazione delle recidive tumorali e la ricostruzione cranica mediante protesi.
Poi la paziente è stata sottoposta a un complicatissimo intervento ricostruttivo microchirurgico, con il trapianto microvascolare di un lembo del muscolo grande dorsale, che è stato asportato dal fianco della donna: un passaggio fondamentale per ripristinare in modo stabile la copertura dei tessuti e consentire la completa guarigione.
Tutti gli specialisti coinvolti nel lunghissimo intervento sono medici dell’Università di Sassari, a conferma del valore aggiunto rappresentato dall’integrazione tra l’attività accademica, la ricerca e assistenza clinica di alto livello.
La paziente è completamente guarita. “Sto riassaporando il piacere di una vita normale – ha concluso la donna -. E per questo devo ringraziare i professori Luzzi e Trignano e le loro meravigliose équipe, ma in particolare voglio rivolgere un pensiero alla dottoressa Vacca che è stata il mio angelo custode, mi ha seguita e sostenuta in ogni momento e non finirò mai di ringraziarla”.
“Il nostro è stato un lavoro multidisciplinare di grande complessità – hanno spiegato i professori Sabino Luzzi ed Emilio Trignano dopo la medicazione della paziente -. Abbiamo fatto una pulizia tumorale delle meningi e la ricostruzione con un trapianto del muscolo. Una soddisfazione immensa per tutti noi chirurghi e componenti delle équipe. Sono questi interventi complessi – hanno concluso con soddisfazione i due specialisti – che confermano l’altissima professionalità della sanità sassarese”.
Infatti, il risultato dell’intervento va ben oltre il successo clinico e rappresenta un forte messaggio di fiducia nella sanità pubblica sarda che ha dimostrato di essere in grado di poter offrire risposte avanzate e di alto profilo.

