di Bruna

Gentile Lettore, le riassumerò cosa si diceva l’altro giorno a cena:

“Quella che noi chiamiamo rosa, con un altro nome avrebbe lo stesso profumo ”, scriveva Shakespeare nel sedicesimo secolo, traducendo in una singola battuta un concetto universale. Il cielo, che lo si chiami ciel in spagnolo, o sky in inglese, è sempre lì, a sovrastarci, a ricordarci quanto siamo piccoli. Ad ogni modo, con la desolante cronaca attuale, ci sarebbe da interrogarsi sull’unica parola il cui significato sembra avere libera interpretazione, il No. Straordinaria, non vi pare? Teoricamente ha la capacità di stravolgere il senso di qualsiasi espressione affermativa. Dispiace informare i gentili lettori che nella pratica, è un fenomeno più raro di quanto si voglia credere. Un diniego, un rifiuto, soffre della più elevata incidenza di libera interpretazione rispetto a qualsiasi altra espressione. Non è per puntare il dito, non si tratta di uno scarica barile delle responsabilità, siccome tutti ad un punto nella nostra vita ci siamo trovati a desiderare di poter cambiare la volontà altrui. Tuttavia, imploro a riflettere per la pace di ogni persona, di chi magari ancora oggi prova un peso, un senso di colpa e magari nella notte rivede lo spettro di quel momento, sul rispetto. Quanto vale la propria volontà, il proprio no, il proprio ego, rispetto a quello della persona che avete davanti? Non fatelo mai più.
Una rosa con qualsiasi altro nome profumerebbe ancora così dolcemente. Almeno il tiramisù era buono.