di Pier Luigi Rubattu
Sassari. Solo a scandire certi nomi rustici e sonori ci si può sentire avventurosi, quasi salgariani, spingersi con l’immaginazione a Sa Harpidura de Adarrè o a Rocca della Bagassa o nelle cengie segrete di Codula Elune, e in un’infinità di altri angoli più o meno impervi della Sardegna. Oppure si può decidere di andarci veramente – ben preparati, attrezzati e vigilati – partecipando alle escursioni del Cai, il Club Alpino Italiano. La gloriosa istituzione, nata nel 1863, è presente da decenni nel nord dell’isola con una sezione che conta 360 soci tra il Sassarese e la Gallura e propone un calendario straordinariamente fitto di attività per tutte le età, condizioni fisiche e predisposizioni al rischio.
È probabile che non molti a Sassari sappiano dell’enclave montanara incuneata tra via Carbonazzi e via Carlo Felice, un’area triangolare che evoca una vetta stilizzata. Era un deposito dell’Esercito, poi è passata alla Regione e infine in comodato al Cai e al Soccorso Alpino (anche gli alpini sardi amano riunirsi qui per le loro rimpatriate): è la sede in cui vengono pianificate le attività della sezione, dai trekking alle arrampicate, dal ciclo-escursionismo al canyoning, alla scoperta e tracciatura di sentieri in collaborazione con Forestas e con i Comuni.
Tante le donne iscritte. Due sono alla guida della sezione sassarese: la presidente Maria Giovanna Cugia e la vice Rita Idini. Tesoriere è Daniele Cappello, segretaria Speranza Deiana, consiglieri Michele Frassetto, Marco Tersigni e Roberto Fenu. Barbara Pagano è referente per la Gallura.

Come nasce e come è vissuta la passione alpinistica? Ne ho parlato con tre soci “seniores” del Cai di Sassari: il cardiologo Gian Piero Pisuttu, il pediatra Antonello Senes e l’informatico Marco Tersigni, tutti e tre pensionati over 70, ma infaticabili. “Si arriva al Club Alpino per sentito dire, o per amicizia, o per voglia di socializzare – dicono -. E si scopre la soddisfazione di andare a vedere posti che non si possono raggiungere in nessun altro modo. È vero, alcune escursioni sono davvero faticose, ma sono di pertinenza dei giovani. Per i soci più grandi e per quelli che vogliono fare cose non troppo impegnative, comprese visite a monumenti, c’è il gruppo di noi seniores. Abbiamo anche il gruppo di fotografia, che tra l’altro è l’unico in Sardegna”.
Che faccia bene camminare, a lungo e non necessariamente a passo sostenuto, è quasi inutile dirlo: “Riduzione di moltissime malattie, a iniziare da quelle cardiovascolari; miglior controllo del diabete; miglior controllo della pressione – riassume il dottor Pisuttu -. Mi è capitato anche di organizzare un gruppo di cardiopatici per salire a Punta La Marmora”. La fatica è un concetto relativo. “Come il rischio – aggiungono i tre seniores -. Anche i soci che fanno canyoning, e si buttano con le mute nelle cascatelle e nei fiumi, si muovono sempre in grande sicurezza”.
In Sardegna per evidenti motivi geografici non si può parlare di alpinismo. “Ci sono le vie ferrate, le arrampicate, le calate, i primi rudimenti dell’alpinismo vero e proprio, come l’uso delle corde. Purtroppo alcune ferrate sarde sono state chiuse per motivi di sicurezza, come la più famosa di tutte, il Cabirol a Capo Caccia, o quella degli Angeli a Tavolara”. Nella sede del Cai è stata allestita anche una bella parete di arrampicata sportiva.
Ma davvero possiamo parlare di avventura a un passo da casa? “Sì, perché Sassari non sarà il Supramonte, ma anche un’escursione a Monte Bianchinu, sui sentieri dell’ipogeo, di San Francesco, di Filigheddu, può essere impegnativa – dice Antonello Senes -. Oppure ci sono bei percorsi che arrivano a Bunnari partendo da piazzale Segni. O quello di Monte Bianchinu-Fonte Barca. O il sentiero che passa ad Achettas e arriva alla Valle dei Mulini”.
È frequente che le escursioni del Club Alpino sassarese, soprattutto quelle dei seniores, siano molto affollate. “Ne abbiamo fatte con più di 70 partecipanti – dicono Pisuttu e Tersigni -. Sempre con tutte le precauzioni. Una settimana prima la guida fa la pre-escursione, che serve a definire la scheda del percorso, a chiedere i permessi per passare nei terreni privati, a rimuovere ostacoli come i rovi. Si parte preparati, e in ogni caso il gruppo è controllato da tre persone: una guida sta davanti, una in mezzo e una in coda”.
Il piacere è quello di scoprire un mondo ignoto ai più. “Sei immerso nella natura, senti gli uccelli, le foglie, il rumore dei tuoi passi… – dice Antonello Senes -. Due chiacchiere ogni tanto, la giornata passa leggera, sei tranquillo perché sei guidato. Parti e sai che ritorni, se sei stanco qualcuno ti raccoglie”.

Ma al di là del lirismo l’organizzazione è ferrea. Come ci si orienta? “Un po’ a memoria e un po’ con le app sul cellulare”, spiegano i tre seniores. E se non c’è segnale? “Esistono app che seguono il tracciato anche se il telefonino è offline, perché si collegano direttamente al satellite. Oppure si usano i gps cartografici”. Alimentazione? “Mangiamo quello che ci portiamo nello zaino. Certo non andiamo a cercare ristoranti: riprendere a camminare dopo un pranzo abbondante può dare problemi”.
Con il meteo come vi regolate? “Dobbiamo essere sicuri che non ne scenda l’aria. Se vediamo che è prevista pioggia, ci sentiamo nella chat e rimandiamo”. Attrezzatura? “Indispensabili gli scarponi alti per proteggere le caviglie – spiega Pisuttu -. I bastoncini possono essere utili. C’è una grande differenza tra camminare in un sentiero e camminare in città (a parte qualche marciapiede sconnesso): le pietre, gli avvallamenti: le gambe si stancano in maniera diversa”.
A proposito, l’escursione più dura? “Una risalita da Cala Mariolu, mi ricordo nitidamente i crampi, ed ero molto più allenato di adesso – risponde Pisuttu -. Ho detto: la prossima volta me ne vado via in barca. Due settimane dopo ero di nuovo là e ho rifatto lo stesso percorso”. E la più affascinante? “Argentiera-Punta Caparoni, a picco sul mare a centinaia di metri d’altezza”.
Marco Tersigni invece vota per “Cala Pischina-Monti Russu, spiaggia e pineta bellissime per arrivare sino a un fortino abbandonato con una vista sontuosa dall’Asinara a Capo Testa alla Corsica”.
I costi per tanta bellezza? “Una modesta quota annuale, più 2 euro a testa per ogni escursione”.
