di Bruna
Tutte le sere dell’infrasettimanale io e la solita compagnia ci troviamo allo stesso tavolo, puntuali come orologi svizzeri. Siamo io ed una bionda tutta padana e dalla parlantina sicura. Siamo una gran coppia, quasi spaventiamo chi prova ad avvicinarsi, e l’altro giorno le raccontavo una roba, che qui sintetizzerò per il Gentile Lettore:
“Non sto male perché sono malata. Semplicemente non sto mangiando, tranquillo che non ti passo nulla”. Insomma ci sono troppe cose che non vanno bene in questa frase e la persona cui mi rivolgevo, dopo aver passato disorientato la sigaretta elettronica, non ha mancato di rimarcarlo. Tra un tiro e l’altro e con frizzante spirito umoristico ho spiegato che nei periodi di stress non riuscivo a mangiare più di quanto il mio cervello mi consentisse: un pasto completo al giorno e litri di caffeina assunta in varie forme e senza limiti. Nulla di più e facilmente qualcosa di meno. Solitamente ad un’ammissione del genere segue una mano tesa in aiuto: un invito a dividere un tramezzino anche quando non si ha fame. Invece ricevetti compassione e l’onestà intellettuale di un uomo che ti confida di essere nella stessa barca.
La Bionda quella sera ha ribadito che evidentemente dai ventidue ai trentacinque cambia davvero poco.
(Sul sito della WHO si trovano le linee guida per una dieta sana)
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