Sassari. Con la celebrazione al Teatro Verdi (tanto più spazio per il pubblico e poltroncine sicuramente più confortevoli rispetto alle severe sedie dell’aula magna) Gavino Mariotti ha dato inizio al suo sesto e ultimo anno accademico da rettore, il 464° dell’Università di Sassari. Ma come è inevitabile che accada, l’importanza degli ospiti d’onore – il vicepresidente della Commissione europea Raffaele Fitto e la presidente della Regione, Alessandra Todde – e le forme e gli obblighi del cerimoniale non hanno lasciato al Magnifico la possibilità di illustrare nei dettagli la sostanza del suo mandato, le cose fatte e quelle secondo lui da fare.
Un bilancio, ma anche un’eredità: la legacy che Mariotti consegnerà non soltanto al successore, ma all’intera città di Sassari ormai metropolitana.
Nel suo discorso il rettore si è limitato a una sintesi, rimandando per i dettagli all’intera relazione che si può trovare sul sito internet dell’Università di Sassari. Alcuni numeri sono stati poi snocciolati velocemente in un video proiettato al Verdi. Premesso che nel 2026 Mariotti potrà eventualmente rendere più corposo il suo lascito, è probabile che il discorso integrale lo vadano a guardare solo gli addetti ai lavori: abbiamo perciò pensato di offrire ai lettori di Sassari Notizie un riassunto ragionato e, si spera, accurato, per farsi un’idea. Nel corso del 2026 il giudizio finale – in positivo o in negativo, nella continuità o nel cambiamento – lo darà il mondo universitario con la scelta del nuovo rettore.
Partiamo dai numeri.
I fondi
Nel solo 2025 l’Università di Sassari ha acquisito 35,071 milioni di euro tra nuovi finanziamenti e commesse: 18,880 milioni per la ricerca, 6,364 milioni per la didattica, 4,131 milioni per la mobilità di studenti e personale, 1,051 milioni per orientamento, tutorato e inclusione, 1,047 milioni tra contratti e prestazioni e 3,600 milioni per edilizia. A queste risorse si affianca il Fondo di finanziamento ordinario pari a 75,8 milioni, in crescita dell’1%, mentre la stima 2026 prevede una flessione del 2%.
La programmazione triennale 2024–2026 assegna per la quota 2025 2,527 milioni, mentre sulle linee strategiche 2026 sono stanziati 33,373 milioni di euro.
Dalla Regione Sardegna arrivano 1,5 milioni per il welfare aziendale, 4,9 milioni per i dottorati, 0,24 milioni per la mobilità dei ricercatori, 2,8 milioni per le sedi decentrate e oltre 15 milioni per il personale didattico. Sul fronte counseling e supporto psicologico si sommano 0,3 milioni e 0,6 milioni.
La Fondazione di Sardegna destina 3,75 milioni alla ricerca 2024–2026, mentre nel mandato rettorale risultano oltre 12 milioni per reclutamento e ricerca. Dal Fondo Italiano per la Scienza arriva un progetto finanziato con 1,028 milioni.
Il capitolo più pesante è quello dei grandi programmi PNRR. L’ecosistema dell’innovazione e.INS vale 119 milioni di finanziamento ministeriale e oltre 130 milioni di investimento complessivo con i partner. Dieci gli spoke attivi: circa 30 milioni sulla salute, 3,2 milioni su turismo e beni culturali, circa 4 milioni in accordi territoriali, 2 milioni nel fondo innovazione. Sul capitale umano e.INS ha portato 29 ricercatori, 16 tecnologi, 33 dottorandi, con circa 100 progetti per le imprese e una cinquantina di accordi con enti locali. A questo si aggiungono gli altri programmi PNRR: NBFC, Agritech, Landhè, DEH-ALMA.
Sul piano infrastrutturale gli interventi edilizi valgono circa 70 milioni di euro. Il Centro di simulazione medica, inaugurato nel 2025 nel Polo Bionaturalistico di Piandanna, supera 1,5 milioni di investimento.
Gli studenti
Le immatricolazioni: 4.301 nell’anno accademico 2025–2026, con 12.199 iscritti totali.
L’effetto del semestre libero per l’area medica e veterinaria coinvolge circa 900 studenti (sul piano della didattica, è proprio questa la principale innovazione organizzativa segnalata da Mariotti, con nuovi spazi e una didattica mista presenza–streaming).
I dottorandi sono 286, di cui 111 nuovi.
L’offerta didattica conta 62 corsi di laurea: 42 ad accesso libero e 20 programmato, con 7 corsi internazionali e 1 di nuova istituzione. La ripartizione comprende 35 triennali, 21 magistrali, 6 a ciclo unico. Nel post laurea: 10 dottorati, 6 master, 30 scuole di specializzazione. Sul fronte abilitazioni: 177 specializzati sul sostegno, 270 per la secondaria, 280 abilitati agli esami di Stato.
Orientamento e inclusione: oltre 20 incontri nelle scuole, circa 3.000 studenti coinvolti a Piandanna. Il progetto PNRR Orientamento ha attivato 52 corsi da 15 ore, con circa 3.000 studenti dell’ultimo anno e 22 scuole, per un totale – dall’avvio – di poco meno di 11.000 studenti e circa 1,5 milioni di euro di risorse. Attivi 42 tutor senior, 30 tutor per orientamento e 329 collaborazioni studentesche. Gli studenti con disabilità o DSA seguiti sono circa 200, con 20 tutor dedicati. Contributi alloggio per 54 studenti, 14 borse da 7.000 euro, 21 progetti di associazioni finanziati con 90.000 euro.
L’internazionalizzazione registra 725 mobilità in uscita e 649 in ingresso; staff: 297 ingressi e oltre 150 uscite. Le mobilità Erasmus studio sono 312. La rete EUNICoast unisce 12 università e oltre 100.000 studenti. Attive 10 borse Inclusive UNISS, 20 borse annue Sardegna Formed, 10 borse per studenti di seconda generazione e i corridoi universitari per 20 studenti palestinesi; l’Ateneo finanzia 10 borse da 12.000 euro.
Il Polo universitario penitenziario coinvolge mediamente circa 90 studenti, con 15–20 corsi di 6 dipartimenti, oltre 20 laureati nel quinquennio e più di 100 detenuti interessati dalle attività.
Il personale
I docenti sono 620: 152 ordinari, 296 associati, 53 ricercatori universitari, 28 RTD-B, 88 RTD-A, 3 CEL. Negli ultimi cinque anni le assunzioni sono state 419. Il personale tecnico-amministrativo e bibliotecario è di 501 unità, con 3 dirigenti. Registrate 9 stabilizzazioni, 44 reclutamenti, 12 progressioni verticali, mobilità programmate per 20 + 3 unità.
Nella ricerca risultano 1.238 prodotti scientifici. Tra gennaio 2025 e gennaio 2026 presentati 60 progetti UE, finanziati 7, per 1,494 milioni di euro. Attivi 10 spin-off, 18 famiglie di brevetti e 1 modello di utilità. Placement: 81 tirocini extracurriculari, circa 20 contratti di lavoro, 22 convenzioni.
Terza missione e public engagement: 7 casi studio VQR su 26 proposte; Sharper ha coinvolto oltre 4.500 partecipanti e più di 100 ricercatori; il museo MUNISS ha realizzato 77 attività con oltre 1.400 visitatori. La comunicazione digitale registra +500% di visualizzazioni e +1000% di interazioni, con sito multilingue in estensione fino a 7 lingue.
Questa lunga serie di dati nudi e crudi va letta nel contesto di un discorso in cui il rettore spiega le linee guida della sua gestione e rivendica una serie di risultati. Compresa la posizione dell’Università nella classifica Censis 2025/2026: Sassari è tra i primi cinque atenei italiani di medie dimensioni, con un punteggio complessivo di 88,8. Nel discorso inaugurale il rettore ha sottolineato in particolare il primo posto ottenuto dall’ateneo per le dotazioni strutturali, risultato degli investimenti su sedi, laboratori e spazi per la didattica e la ricerca.
Le novità
Mariotti descrive soprattutto un cambio di assetto: università meno chiusa in sé stessa e più struttura connessa a territorio, istituzioni e sistema produttivo. L’ateneo viene descritto come infrastruttura stabile di sviluppo, non solo luogo di formazione. Le direttrici indicate sono tre: apertura esterna, innovazione organizzativa, rafforzamento dei meccanismi di qualità e progettazione.
Sul piano concreto, il segno più visibile è la nascita del nuovo Dipartimento di Ingegneria, centrato sulle tecnologie emergenti e sulle aree STEM. In parallelo procede il percorso di istituzione del Dipartimento per l’Innovazione, con profilo internazionale e interdisciplinare.
Tra le opere simbolo del periodo rientra il Centro di Simulazione Medica, dedicato alla formazione clinica avanzata, utilizzato per studenti e professionisti sanitari. Accanto a questo, un programma diffuso di ristrutturazioni, nuovi spazi didattici e laboratori, riqualificazioni energetiche e adeguamenti di sedi dipartimentali. Inserito nello stesso pacchetto anche l’Orto Botanico di ateneo, strutturato come presidio stabile per ricerca e divulgazione.
Ricerca e grandi programmi
La linea seguita è stata quella del coordinamento centrale della progettazione. Nasce un comitato di ateneo dedicato a studi e ricerca, con funzione di indirizzo e raccordo con i dipartimenti. Rafforzati i rapporti con i finanziatori regionali e la partecipazione ai bandi nazionali ed europei.
Il capitolo più caratterizzante resta quello dei grandi programmi PNRR. In primo piano l’ecosistema dell’innovazione e.INS, promosso e coordinato dall’ateneo come rete tra università, imprese, credito ed enti locali, con applicazioni dichiarate su sanità, turismo, beni culturali e innovazione produttiva. Collegati anche gli altri programmi nazionali su biodiversità, agritech e sviluppo territoriale, letti come strumenti di trasferimento tecnologico.
Didattica
La parola usata è “rigenerazione”. L’offerta formativa è passata attraverso una revisione complessiva con gli Stati generali della didattica e un documento guida di aggiornamento continuo dei corsi. Rafforzati i sistemi di monitoraggio della qualità e il coordinamento tra centro e dipartimenti. Spinta marcata su didattica digitale, nuovi formati formativi e micro-credenziali, con sperimentazioni legate anche all’intelligenza artificiale applicata all’insegnamento.
Rafforzati orientamento, tutorato e servizi per studenti con disabilità o DSA. Confermato e ampliato il Polo universitario penitenziario, presentato come esperienza stabile di inclusione e responsabilità sociale.
Organizzazione
Dopo i rilievi ministeriali sui conti, il rettorato ha avviato una revisione interna estesa: riassetto delle strutture amministrative, regolamenti aggiornati, fondi accessori riallineati, criteri più definiti per incarichi e progressioni. La linea seguita è stata quella della normalizzazione delle procedure e della tracciabilità delle scelte. Nel capitolo personale rientrano le azioni contro il precariato e i percorsi di stabilizzazione. Sul versante interno vengono consolidati welfare, lavoro agile e servizi di supporto psicologico, resi strutturali.
Internazionalizzazione
Il mandato registra un aumento delle mobilità e l’estensione delle destinazioni anche fuori dall’Unione europea. Si affermano formule miste tra attività in presenza e moduli virtuali condivisi. L’ateneo entra inoltre in un’alleanza europea tra università costiere e insulari. Sul fronte della cooperazione vengono consolidati i programmi di accoglienza e le borse per studenti provenienti da contesti fragili, inclusi i corridoi universitari.


