Il dibattito sulla riforma delle norme in materia di violenza sessuale continua a suscitare posizioni contrastanti nel mondo politico e nella società civile. Negli ultimi giorni diverse organizzazioni, tra cui Amnesty International Italia, hanno richiamato l’attenzione su un tema considerato delicato e controverso, in particolare sul linguaggio utilizzato nel disegno di legge in discussione in Parlamento, dove il riferimento al “consenso” è stato sostituito da espressioni come “dissenso” o “volontà contraria”. Secondo queste associazioni, il cambiamento non sarebbe solo terminologico ma inciderebbe sull’impostazione stessa della norma.

In questo contesto si inserisce la mobilitazione promossa dal laboratorio nazionale permanente “Consenso_Scelta_Libertà” e rilanciata in particolare dall’Associazione noiDonne 2005, che invita cittadine e cittadini, organizzazioni e singole persone a partecipare a un’iniziativa pubblica prevista per domenica 15 febbraio, data che coincide con il trentesimo anniversario della legge che ha riconosciuto la violenza sessuale come reato contro la persona e non più contro la morale.

Secondo quanto riportato nella nota diffusa dall’associazione, la mobilitazione nasce anche in seguito all’approvazione, a fine gennaio, da parte della Commissione Giustizia del Senato della Repubblica del testo di riforma del reato di violenza sessuale, approvato a maggioranza e proposto dalla senatrice Giulia Bongiorno, che introduce il riferimento alla “volontà contraria” al posto della formula “consenso libero e attuale” contenuta nella versione precedentemente approvata alla Camera.

Le realtà promotrici sostengono che la necessità di dimostrare il dissenso potrebbe comportare un arretramento nella tutela delle vittime, motivo per cui la campagna punta a ribadire il principio riassunto nello slogan “senza consenso è stupro”.

Per la giornata del 15 febbraio viene proposto un gesto simbolico: esporre un lenzuolo bianco da finestre e balconi e diffondere sui social fotografie o messaggi con la stessa frase, accompagnati dall’hashtag #senzaconsensoesemprestupro, con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica e mantenere alta l’attenzione sul tema mentre prosegue il confronto parlamentare sulla riforma.