Sassari. A pochi chilometri da Sassari sopravvive una rete di percorsi rurali che per decenni è rimasta ai margini: vecchie mulattiere, strade vicinali, attraversamenti d’acqua, collegamenti tra poderi, chiesette campestri e aree produttive storiche. Tracciati nati per il lavoro quotidiano e non per l’escursionismo, poi chiusi dalla vegetazione e oggi progressivamente recuperati.

Avviamo oggi una serie di articoli dedicati ai sentieri attorno a Sassari e nel territorio vicino: un percorso alla volta, con schede narrative, riferimenti storici e coordinate geografiche essenziali. Partiamo dal sentiero 311 e dalla valle di Logulentu.

Il fenomeno del trekking di prossimità è in crescita: camminate brevi, accessibili, raggiungibili senza lunghi spostamenti, su tracciati che permettono una lettura lenta del territorio.
Un merito speciale va al gruppo di lavoro Sentieri CAI Sezione di Sassari, che con tanta passione ed entusiasmo e soprattutto con tanta fatica ha dato vita ad un mondo nascosto attraverso l’attività di recupero, manutenzione, pulizia, per tutti coloro che hanno il piacere di condividere la stessa passione, di stare a contatto con la natura, di camminare a piedi o in bicicletta e di credere che scavare nelle radici è come un tornare a casa.

L’area di Logulentu risponde esattamente a questo profilo: si trova a circa cinque chilometri dal tessuto urbano, ma presenta caratteristiche ambientali nette — valle ombreggiata, presenza costante d’acqua, vegetazione fitta — che la rendono percepita come spazio separato dalla città. L’antica strada di Logulentu e i suoi raccordi costituiscono l’ossatura del sentiero 311.

Dal 2015 il Comune ha inserito la valle nel circuito di “Monumenti Aperti”, avviando interventi di ripristino con il supporto dei volontari dei gruppi sentieri. Molti tratti risultavano completamente ostruiti da rovi e arbusti; la pulizia ha riportato alla luce muri a secco, passaggi storici e diramazioni usate fino a poche generazioni fa per scendere verso orti, oliveti e frutteti. Si tratta di una geografia minuta ma significativa della storia extraurbana sassarese, oggi poco conosciuta ma leggibile sul terreno.

Il tracciato 311 è articolato in più arterie. Una delle direttrici principali attraversa aree di interesse storico e archeologico. Tra queste l’Eba Giara (“acqua chiara”), con vasche scavate nella roccia, e la zona di San Francesco verso Monte Furru, dove è presente un ipogeo rupestre interpretato come struttura produttiva per vino o olio. Sul pilastro quadrangolare in prossimità dell’ingresso compare una data incisa — 1672, secondo una lettura, oppure 1634 — che colloca l’utilizzo del manufatto in età moderna. Nella stessa area si trova la chiesetta campestre di San Francesco, databile tra XVII e XVIII secolo, con altare a nicchia e statua lignea del santo.

Nel fondo valle, lungo la strada vicinale di Logulentu, la vegetazione è caratterizzata da alloro, leccio, roverella e corbezzolo. Il percorso supera il guado del rio Gabaru — in passato funzionale ai mulini — e incontra uno dei grandi viadotti ferroviari della linea costruita nel 1926 dalle Ferrovie Complementari della Sardegna lungo la direttrice Sassari–Tempio Pausania–Palau, chiusa al traffico ferroviario tra il 1997 e gli anni successivi. Con una breve deviazione si raggiunge la piccola stazione dismessa di Filigheddu. L’area presenta anche una discreta varietà faunistica: rapaci come la poiana, corvidi, migratori, piccoli mammiferi e fauna selvatica stanziale.

Un ulteriore ramo del 311 è stato riaperto di recente a circa otto chilometri dalla città, lungo la direttrice Baldella–Badde Pertusu–Logulentu. Il recupero ha richiesto interventi continui di taglio, pulizia, ripristino del fondo e nuova segnaletica. Storicamente rappresentava l’accesso più breve alla valle dalla statale dell’Anglona e il collegamento verso l’area di San Camillo. Oggi funziona come tratto di raccordo tra diverse porzioni del sistema sentieristico.

Questa rete non è pensata solo per escursionisti esperti: è un’infrastruttura leggera di territorio che unisce natura, memoria produttiva, architetture minori e mobilità lenta. Nei prossimi articoli l’attenzione sarà dedicata ai singoli percorsi: sviluppo, punti notevoli, varianti, tempi di percorrenza e contesto storico-ambientale. Qui si fissa il quadro: una mappa di cammini di prossimità che inizia a essere nuovamente leggibile.

Gruppo Sentieri CAI Sezione Sassari
Maria Bruna Salis – Vice Presidente Regionale