di Pier Luigi Rubattu
Sassari. Chissà quante volte, danzando, Eleonora Lai si è sentita come un arco teso, o come una freccia scoccata, senza sospettare che il suo corpo flessuoso e instancabile ospitasse anche il talento dell’attesa, dell’immobilità, della mira. Ancora bambina ha passato un anno all’Accademia Ucraina di Balletto a Milano; poi un anno alla Scuola di Ballo del Teatro San Carlo di Napoli, quand’era in terza media; tornata a Sassari per il liceo (il Coreutico Azuni, ovviamente), Eleonora ha scoperto il tiro con l’arco accompagnando una compagna di classe agli allenamenti. Si è incuriosita, ha provato, ha strabiliato gli allenatori dell’Arcieri Torres, Bruno Derudas e Paolo Poddighe.
E ha continuato a tirare, giusto per rilassarsi – dice – dalle fatiche e dalla ripetitività della danza. Nel giro di pochi mesi sono arrivate le prime vittorie, le due medaglie d’argento ai campionati italiani giovanili, la maglia della nazionale italiana. In febbraio, a 17 anni non ancora compiuti, Eleonora Lai ha vinto la medaglia di bronzo individuale e quella d’oro nel mixed team ai Campionati europei indoor Under 21 a Plovdiv, in Bulgaria, specialità arco nudo (per i dettagli tecnici leggere qui). Tutto senza smettere di danzare, come fa da tredici anni: “Quattro ore al giorno, ogni giorno: due al liceo, le altre due al Centro Balletto Classico o alla scuola The Ross Collective per la contemporanea. Tre volte alla settimana, quando ho finito con la danza, vengo ad allenarmi alla Torres”, nell’impianto dell’Arcieri in piazzale Segni, accanto allo stadio. Poche sedute, ma di qualità: “Tra le 150 e le 200 frecce, tirate sempre con grande concentrazione”. Per la preparazione atletica, a quest’età, ballare basta e avanza.
Più tardi, la sera, ci sarà anche tempo per studiare. Eleonora Lai tiene tutto in ordine, tutto sotto controllo, amministra quasi a compartimenti stagni la sua doppia vocazione. “Quando sono al liceo o alla scuola di ballo non parlo di tiro con l’arco. Ai miei compagni di tiro non racconto della danza”. Anche in famiglia – ammette – non si dilunga in spiegazioni. Il fratello 18enne tira insieme a lei, ma non gareggia; i genitori (la mamma è geometra, il padre crea oggetti di artigianato sardo) hanno sempre appoggiato e condiviso le sue scelte. “Mi hanno accompagnato dappertutto. Quando ho detto che avrei fatto tiro con l’arco erano stupiti, poi però si sono appassionati”.
Due talenti in apparenza non affini, quelli di Eleonora. Ma esiste invece un filo segreto tra la danza e il tiro con l’arco? Sì, spiegano gli allenatori dell’Arcieri Torres: l’armonia del gesto della tiratrice nasce dalla postura nobile della danzatrice. Certo, la potenza serve, servirà, andrà costruita nel tempo per dominare quella immagazzinata e poi rilasciata dall’arco (25 libbre, per ora). Nel caso di Eleonora parliamo di “arco nudo”, una delle tante specialità di una disciplina che lo sportivo medio riscopre ogni quattro anni, guardando in tv le Olimpiadi. Ma i cinque cerchi restano fuori dalle ambizioni della sedicenne sassarese: “L’arco nudo non è nel programma e io non penso di passare in futuro all’arco olimpico. A parte i Giochi posso fare tutto, dalla Coppa del Mondo ai Campionati europei”. Al coperto si tira da 18 metri, all’aperto da distanze molto più lunghe, in pedana e in natura, ai bersagli classici o a sagome – sagome, eh – di animali.
Agli Europei indoor Eleonora ha avuto giornate di grazia confrontandosi con atlete e atleti molto più grandi di lei: il compagno con il quale ha vinto l’oro, Giulio Locchi, ha 20 anni. Una settimana dopo il trionfo nel mixed team e il terzo posto individuale, Lai si è presentata ai campionati italiani assoluti, a Roma, con la consapevolezza di essere forte, ma anche con un’ambizione che le ha iniettato una punta d’ansia. E non è andata bene.
Sarà banale richiamare il celebre libro di Eugen Herrigel, “Lo zen e il tiro con l’arco”, o il grande fotografo Henri Cartier-Bresson che paragonava lo scatto a una freccia scoccata nel momento decisivo, quell’unico istante perfetto e solo quello. Ma è evidente che l’imperturbabilità del tiratore è fondamentale. Bruno Derudas e Paolo Poddighe dicono che “nel tiro con l’arco la testa conta per l’80/90 per cento. Su questo aspetto Eleonora può e deve migliorare molto”. Abituata a sprigionare emozioni mentre danza, deve azzerarle di fronte al bersaglio lontano e minuscolo. Una sfida all’altezza dei talenti di una ragazza divisa tra due mondi: “Quello della danza è sicuramente più difficile. Sin da piccola sognavo di diventare ballerina professionista e magari ci riproverò dopo il diploma: per ora niente audizioni. Devo fare una scelta e penso che porterò avanti il tiro con l’arco”. Eleonora è una freccia in volo e ha sempre chiara la direzione.



