Giovanni Antonio Porcheddu

Ittiri. C’è un filo che parte da Ittiri, attraversa Torino e arriva fino alle grandi trasformazioni dell’Italia tra Ottocento e Novecento. È la storia di Giovanni Antonio Porcheddu, l’ingegnere sardo che contribuì a cambiare il modo di costruire nel Paese e che ora torna al centro dell’attenzione con un libro a lui dedicato. È appena uscito per Abbà Edizioni il libro “Giovanni Antonio Porcheddu. ‘Re del cemento armato’. Il sardo che rivoluzionò l’edilizia italiana”, scritto da Enrico Laerte Corona e Daniela Re. Si tratta della prima monografia interamente dedicata alla vita e alle opere dell’ingegnere originario di Ittiri, protagonista della diffusione del calcestruzzo armato in Italia.

La vicenda di Porcheddu è quella di un giovane partito dalla Sardegna con poche risorse ma con grande determinazione. Nato a Ittiri il 16 giugno 1860, rimasto presto orfano, si trasferì a Torino per completare la sua formazione tecnica. Dopo la laurea, nel 1894 aprì uno studio professionale e divenne concessionario del sistema costruttivo Hennebique, una tecnologia innovativa che avrebbe cambiato radicalmente l’ingegneria delle costruzioni. Grazie a quel metodo Porcheddu contribuì a diffondere il cemento armato in tutta la penisola. Nel corso della sua carriera firmò oltre 2600 progetti: infrastrutture, edifici industriali, opere pubbliche e private realizzate dal Piemonte alla Sicilia, ma anche all’estero, tra Francia, Libia, Marocco, Grecia e Turchia. Non fu solo un ingegnere, ma anche un imprenditore capace di organizzare una rete tecnica e operativa su scala nazionale. Il suo ruolo fu così centrale che Vittorio Emanuele III lo soprannominò “re del cemento armato”.

Il volume di Corona e Re nasce da due anni di ricerche e ricostruisce il percorso umano e professionale dell’ingegnere con un taglio storico ma accessibile anche ai non specialisti. L’obiettivo è restituire il profilo di una figura che ha avuto un peso determinante nello sviluppo dell’architettura e dell’ingegneria italiana. Il lavoro si basa anche sul patrimonio documentario conservato al Politecnico di Torino, dove è custodito il fondo archivistico Porcheddu. Il libro contiene una postfazione di Sebastiano Foti, direttore del DISEG del Politecnico, e di Enrica Maria Bodrato, responsabile del patrimonio storico dell’ateneo, che sottolineano l’importanza scientifica dell’archivio per gli studi sull’ingegneria e sul patrimonio industriale.

La prima presentazione pubblica del volume è prevista il 14 marzo a Torino, nella sede dell’Associazione dei Sardi in Torino “Antonio Gramsci”. Seguiranno altri appuntamenti nella città piemontese, tra cui un incontro alla Biblioteca civica centrale e un evento dedicato all’archivio Porcheddu organizzato dal Politecnico e dall’Ordine degli Ingegneri di Torino. Il libro tornerà poi in Sardegna con tre presentazioni previste dall’8 al 10 aprile a Ittiri, Alghero e Norbello: un percorso simbolico che riporta la storia dell’ingegnere nei luoghi da cui tutto ebbe origine. La ricerca sarà inoltre presentata anche al Salone Internazionale del Libro di Torino, dove sono previsti incontri e visite guidate dedicate alle architetture progettate da Porcheddu nella città. Per Ittiri, la pubblicazione rappresenta molto più di un libro: è il recupero della memoria di uno dei suoi figli più illustri, l’uomo che portò l’innovazione del cemento armato nell’Italia moderna e lasciò un segno duraturo nel paesaggio urbano del Paese.