Sassari. Lunedì prossimo, 16 marzo, Alessandro Di Battista sarà a Sassari. Al Teatro Verdi, alle 21, è in programma una serata sui temi del suo ultimo libro “Scomode verità. Dalla guerra in Ucraina al massacro di Gaza”. Un racconto crudo, coraggioso e militante sui massacri commessi in nome della civiltà e sulle incredibili fake-news che li hanno permessi. Partendo dal conflitto in Afghanistan, passando attraverso quelli in Iraq e in Libia, Di Battista arriva alla guerra in Ucraina mostrando come funziona la narrazione bellicista e il sistema mediatico occidentale.

Alessandro, da qualche tempo stai girando i teatri di tutta Italia per presentare questo tuo ultimo, impegnativo lavoro, prima racchiuso in un libro e ora portato sul palco in uno spettacolo intenso e dai toni forti. Qual è il messaggio che vuoi trasmettere a chi ti ascolta?

« Ho iniziato a scrivere questo lavoro nel bel mezzo del genocidio a Gaza e successivamente a portarlo a teatro perché mi rendevo conto che in televisione e nei mezzi di maggiore comunicazione si faceva la solita narrazione già sperimentata nelle, guerre in Afganistan, Iraq e Libia. Ovvero o stai con noi o stai con i terroristi. Che sono delle scemenze totali, venendo inoltre a galla tutta una serie di bugie conclamate. Come la guerra in Ucraina, l’andamento dell’economia Europea in funzione delle sanzioni e altre palle.»

Quale collegamento vedi tra la guerra in Ucraina e lo spargimento di sangue avvenuto a Gaza contro il popolo palestinese?

« In entrambe le guerre si è preferito tradire l’interesse generale ed i principi costituzionali in favore dell’interesse particolare della grande finanza e dell’industria delle armi. Ma ora potrei chiamare lo spettacolo anche “Dalla guerra in Ucraina alla guerra in Iran, passando per il genocidio a Gaza”.»

Quali altri temi affronti nel monologo che porti in scena a teatro?

«Riprendo le dichiarazioni di Bush, quando ha detto e dichiarato guerra al terrorismo dopo l’attentato alle torri Gemelle dell’11 Settembre 2001 e quello che ci è stato raccontato dai mainstream in merito sulla guerra in Libia, e in Iraq in particolare sulle armi di distruzione di massa. Alla fine per tutte queste guerre la narrazione è stata sempre la stessa come la stessa è quella ora dell’attacco all’Iran. Si utilizzano sempre gli stessi sistemi per giustificare guerre colonialiste, per lo sfruttamento delle risorse altrui, bombardando Paesi che possono piacere o non piacere ma che soprattutto non sono allineati alla politica di Washington e del suo maggiore alleato Israele.»

La narrazione dell’attacco all’Iran, tra l’altro, si basa anche sul fatto che il Paese non sia guidato da un sistema democratico.

«Se fosse così, allora l’America dovrebbe attaccare e bombardare mezzo mondo. Ma la realtà è che l’Iran viene bombardato perché sostiene la causa palestinese. È questa causa — come dirò durante lo spettacolo — un’altra scomoda verità per i quotidiani, che riportano notizie più delle volte pilotate.

Un’altra scomoda verità è che Israele vuole perseguire il progetto “divino”, ovvero espandersi dal Giordano all’Eufrate. Naturalmente questo progetto non si potrebbe sviluppare se in quell’area vi fossero delle forze di opposizione. Ed è per questo che l’Iran, come prima la Libia e successivamente l’Iraq, ora è sotto attacco.»

Ci dici invece qual è la scomoda verità dell’embargo alla Russia?

«Hanno provato a convincerci che a ogni invio di armi in Ucraina ci sarebbe stata una svolta in quell’area a favore dell’Europa, sostenendo anche di non comprare il gas russo perché la Russia aveva violato il diritto internazionale. Oggi la violazione del diritto internazionale è stata fatta da Israele e Stati Uniti, però noi continuiamo a comprare il gas liquido americano. C’è qualcosa che non torna.»

Insomma, non resta che attendere il tuo arrivo a Sassari per scoprire quante altre “scomode verità” racconterai al pubblico.

«Certo, è un onore venire in questa bellissima isola. Spero di poter dare un contributo e raccontare qualcosa di utile e diverso rispetto a ciò che quotidianamente ascoltiamo in tv».

G.F.