Alghero. Mercoledì 19 marzo, alle 19.30, al Quarté Sayàl di Alghero, la delegazione locale dell’Accademia italiana della cucina celebrerà con una cena ecumenica straordinaria uno dei riconoscimenti più prestigiosi mai ottenuti dalla tradizione gastronomica del nostro paese: la cucina italiana è entrata ufficialmente nel patrimonio immateriale dell’umanità tutelato dall’Unesco. Non un piatto, non una ricetta, non un prodotto singolo — ma un intero sistema di saperi, abitudini conviviali e trasmissioni familiari che attraversa l’Italia da nord a sud, cambiando faccia da campanile a campanile.
La cena di Alghero sarà coordinata dal delegato Aldo Panti e vedrà la partecipazione di accademici della delegazione locale, familiari, amici, rappresentanti delle autorità e giornalisti. In tavola prodotti locali a filiera corta, accompagnati dai vini della cantina sociale di Santa Maria La Palma. Non si festeggerà solo ad Alghero: il 19 marzo l’evento verrà celebrato contemporaneamente in oltre 400 delegazioni e legazioni in tutto il mondo — ovunque ci sia un’ambasciata italiana, lì di solito c’è anche una delegazione dell’Accademia. Gli iscritti sono oggi più di 7.000. In Sardegna l’Accademia è presente con delegazioni ad Alghero, Sassari, Olbia, Nuoro, Oristano, Ogliastra e Cagliari.
La motivazione dell’Unesco è eloquente: la cucina italiana viene riconosciuta come «insieme di saperi non solo culinari, ma anche conviviali e sociali, trasmessi di generazione in generazione su tutto il territorio nazionale», con ricette che si trasformano e si rinnovano nell’affetto tra le generazioni. Un mosaico infinito di tradizioni locali che nessun’altra definizione potrebbe descrivere meglio. Il riconoscimento è stato fortemente voluto dall’Accademia italiana della cucina insieme alla Fondazione Artusi e alla rivista «Cucina italiana», con il sostegno di nomi di peso: il professor Massimo Montanari, accademico onorario e presidente del comitato scientifico; il professor Pier Luigi Petrillo, esperto di documentazione Unesco presso l’università Guido Carli di Roma; il sottosegretario ai Beni culturali Gianmarco Mazzi; l’ambasciatore Liborio Stellino presso l’Unesco.
Pasta al pomodoro, pizza, tiramisù, prosecco: ambasciatori indiscussi del made in Italy e potenti attrattori turistici. Ma accanto a loro, in un paese che ospita 21 siti Mab Unesco, ci sono le eccellenze locali — e quelle sarde in particolare: maialino, formaggi, insaccati, carciofo spinoso, dolci artigianali. Tutto ciò che resiste alla standardizzazione e racconta un territorio.
