Alghero. La laguna del Calich ha un problema antico e silenzioso: di notte perde ossigeno, i sedimenti sul fondo producono processi che nessuno vede, le piogge abbassano bruscamente la salinità e stressano la fauna e la flora, la torbidità cronica peggiora tutto il resto. È un ecosistema fragile che cambia con le stagioni, con il vento, con le maree — e che fino a poco tempo fa poteva essere fotografato, ma non ascoltato davvero. Adesso qualcuno ha deciso di costruirgliene uno speculare, digitale, che respira con lui. Si chiama CaDiT — Calich Digital Twin — ed è un progetto di NeMeA Sistemi, azienda algherese specializzata in sistemi informativi territoriali, realizzato insieme al Parco naturale regionale di Porto Conte e all’Area marina protetta Capo Caccia – Isola Piana.

Il risultato è un modello tridimensionale della laguna, navigabile attraverso un geoportale, che si aggiorna ogni quindici minuti grazie a un flusso continuo di informazioni: boe intelligenti e sensori autopulenti, immagini satellitari, una sonda multiparametrica immersa nell’acqua e i droni acquatici Hydra — brevetto di NeMeA — capaci di campionare più punti nell’arco della giornata. Non un database statico, ma qualcosa che somiglia a una sala operativa virtuale. «Il cuore dell’innovazione», spiega Michele Boella, amministratore delegato di NeMeA, «risiede nel superamento della raccolta dati fine a sé stessa. Con CaDiT abbiamo creato uno strumento di governo dinamico che raccoglie input complessi, li rende accessibili e li traduce in decisioni strategiche. Senza questa capacità di traduzione, il dato resterebbe statico.» In altri termini: non basta sapere che la laguna sta male. Bisogna capire perché, prevedere cosa succederà e avere in mano gli strumenti per intervenire prima che sia tardi.

Il progetto è finanziato dall’Unione Europea attraverso il Pnrr – NextGenerationEu ed è inserito nel National Biodiversity Future Center (Nbfc), il primo centro di ricerca italiano dedicato alla biodiversità. Ma l’ambizione dichiarata va oltre il Calich: il modello è pensato per essere replicabile in tutte le zone lagunari e umide d’Italia. «Quella del Calich è un’area di straordinario valore ambientale che purtroppo negli ultimi anni è in sofferenza», dice Emiliano Orrù, presidente del Parco di Porto Conte. «Avere a disposizione un gemello digitale della laguna è fondamentale per valutare l’impatto delle attività umane e monitorare in tempo reale i cambiamenti dell’ecosistema. Vogliamo usarlo per individuare le azioni di tutela necessarie a preservare questo fragile gioiello ambientale.» Un gioiello che adesso, per la prima volta, può anche guardarsi allo specchio.