di Pier Luigi Rubattu
Sassari. Otto vittorie consecutive. Un torneo conquistato alla Torres, sulla terra rossa di casa. Il mondo del grande tennis che non sembra più così lontano. Sono state settimane belle per Carolina Cicu, sassarese, vent’anni a maggio, studentessa di Scienza Motorie, un curriculum agonistico costellato di infortuni che l’hanno tenuta ferma a lungo. Però, alla fine, il momento magico arriva.

Il 25 febbraio Carolina vince l’Open Vanacore Immobiliare sui campi della Torres Tennis, battendo in finale Ludovica Mazzucchelli dopo aver superato nei quarti la compagna di circolo Marta Mura e in semifinale l’esperta Alessandra Pezzulla. Match affrontati con “una tensione insolita” – ammette Cicu – sui campi del circolo dove entrò per la prima volta a cinque anni, dove tutti la conoscono e l’hanno vista crescere e maturare. “Nell’ultimo periodo è migliorata tanto – dice il suo allenatore Mauro Rodeghiero, responsabile della scuola tennis della Torres -: costanza in allenamento, preparazione atletica, attenzione durante la partita”.
Una settimana dopo la vittoria a Sassari, Carolina Cicu si sposta a Recco e affronta l’inferno tennistico delle pre-qualificazioni agli Internazionali d’Italia: più di 200 avversarie, tutte ferocemente concentrate sul sogno di arrivare a Roma. All’inizio Carolina è una delle tante, ma dopo quattro partite non più: le ha vinte senza perdere un set ed è entrata nel tabellone finale. Al primo turno, contro Serena Paris, la ventenne sassarese continua a vivere il magic moment e impone il suo gioco spericolato di attaccante da fondo campo, “nel bene e nel male faccio tutto io, o un colpo vincente o uno sbagliato: è raro che lo scambio si allunghi e che debba correre da una parte all’altra per difendermi”.
Cicu è imbattuta da otto partite.

Al secondo turno la aspetta una sfida quasi impossibile contro Anastasia Piangerelli, che è stata più volte tra le prime mille giocatrici al mondo. Che cosa fa Carolina? “Do tutto, tiro tutto, entra tutto”. Un clamoroso primo set vinto 6-0 ispirandosi alle martellate della Sabalenka, la sua giocatrice preferita insieme a Serena Williams. “Poi io sono stanca e lei alza il livello, com’è normale”. Carolina combatte, si arrende al terzo set, ma ci riproverà, con realismo: “Le qualificazioni al Foro Italico sono dure da raggiungere. Intanto provo a migliorare la mia categoria: mi manca poco per diventare 2.4, che è già una buona posizione a livello nazionale”. L’altra pietra miliare è la squadra femminile della Torres Tennis in B1: “Quest’anno puntiamo ai playoff per la A2: si parte tra un mese e voglio preservarmi e arrivare nella forma migliore”.
Un metro e 76 per 73 chili, Cicu ha un fisico potente: di sicuro se la sarebbe cavata bene anche in altri sport, per esempio la pallamano dove brillava il padre Alessandro. Il destino si è presentato quand’era piccolissima, in spiaggia, nei panni di un vicino di ombrellone che l’ha vista giocare con i racchettoni e ha detto al babbo: “Sua figlia ha il timing di una tennista nata”. Portata alla Torres, Carolina non ha più smesso. A insegnarle il gioco è stato Federico Sgarella, che l’ha seguita per una decina d’anni. Poi il cambio di coach: “Un passaggio di consegne all’interno dello staff – dice coach Rodeghiero -. Carolina è una figlia della Torres e i risultati sono il frutto dei suoi meriti e di un grande lavoro di gruppo. Che abbia qualità lo abbiamo sempre saputo: da bambina era arrivata nei quarti di finale della Coppa Lambertenghi under 12”. Se la crescita è stata discontinua, i motivi sono due. Il primo psicologico: “In campo ero un po’ pazza. Certe volte sembrava quasi che non mi interessasse vincere – ammette Carolina -. Magari dominavo il primo set, poi perdevo il secondo e ‘scioglievo’ il terzo, come si dice in gergo”. Il secondo motivo è fisico: “Quattro strappi al retto femorale, due a una gamba e due all’altra, mesi e mesi di stop”.

Preso il diploma al liceo linguistico Marconi, Cicu si è iscritta in Scienze motorie all’Università Telematica Pegaso e si è dedicata al tennis con una mentalità da professionista, “anche se so che non diventerò una giocatrice Wta, è troppo difficile. Giocherò finché avrò il piacere di farlo”. Tutti i giorni una seduta di tennis e una di palestra (con il preparatore atletico Davide Pintus). Molti palleggi con i colleghi maschi. Maggiore attenzione a tavola. In più, due volte alla settimana, il lavoro specifico sulla parte “cardio”. Più resistenza significa più concentrazione, e quindi evitare “quei cali di un quarto d’ora che possono rovinare una partita”, spiega coach Rodeghiero. Che cosa c’è da perfezionare nel gioco? “Abbiamo lavorato sulle palle corte, sto cercando di usarle di più – risponde Cicu -. Devo migliorare sulla risposta e sulla discesa a rete”. La parola a coach Rodeghiero: “Carolina gioca molto forte, è il tennis di potenza che va di moda oggi, alla Sabalenka, appunto. Non ha carenze nei colpi, ma deve usare di più le variazioni che possono toglierla dai guai quando la partita si complica”.
La maturità agonistica è arrivata senza che lo sport diventasse un’ossessione: “Il tempo per uscire con gli amici me lo ritaglio sempre – dice Carolina -. Vivo per il tennis, ma non ci penso 24 ore su 24, anzi, a guardarlo in tv mi annoio: preferisco il calcio, soprattutto quando gioca l’Inter”. La serenità aiuta, nello sport più diabolico che ci sia. C’è già un altro girone infernale da affrontare, la settimana prossima a Torino, sempre a caccia di un posto nelle qualificazioni al Foro Italico.
