Cagliari. Trentotto milioni di euro, quindici borghi, 2,5 milioni a testa. La Regione Sardegna ha firmato oggi, 10 aprile, il protocollo d’intesa sul turismo nei borghi con i sindaci di Aggius, Atzara, Bosa, Carloforte, Castelsardo, Galtellì, Gavoi, Laconi, La Maddalena, Lollove, Oliena, Posada, Sadali, Sardara e Tempio Pausania. Per il territorio del Sassarese c’è un solo comune rappresentato: Castelsardo.
I fondi, provenienti dal Fondo sviluppo e coesione, saranno destinati a migliorare l’attrattività, l’accessibilità e l’ospitalità di ciascun comune, con l’obiettivo dichiarato di contrastare lo spopolamento, favorire nuova residenzialità e — parola d’ordine della giunta Todde — destagionalizzare e delocalizzare i flussi turistici, oggi concentrati su una settantina di comuni costieri nei mesi estivi.
I quindici borghi sono stati selezionati sulla base di due certificazioni: nove appartengono al club dei Borghi più belli d’Italia, sei hanno ottenuto la Bandiera arancione del Touring Club.

 

«Questo protocollo consente finalmente alla Sardegna di posizionarsi nel mercato del turismo nei borghi, che è in forte crescita in Europa e nel mondo», dice l’assessore regionale al turismo Franco Cuccureddu.
Il quale ne approfitta per una piccola lezione di etimologia. Un borgo, spiega Cuccureddu, non è semplicemente un paesino grazioso: viene dal termine germanico “burg”, che indicava una struttura fortificata. I borghi storici erano spesso sede di vescovati, mercati e commerci, e proprio nei borghi medievali nacque quella classe mercantile che la storia avrebbe poi ribattezzato — dal termine stesso — borghesia. «La dicotomia fra borghi e città non ha senso di esistere», conclude l’assessore, «avendo diversi borghi ottenuto da secoli il titolo di città». Parlare di “piccoli borghi”, aggiunge, è un ossimoro.