di Pier Luigi Rubattu
Sassari. I più grandi atleti italiani sulla pista dello Stadio dei Pini, da Berruti e Mennea. Sembrava la cosa più naturale del mondo e in effetti lo era, tra gli anni Sessanta e Settanta, quando il Trofeo Vittorio Urigo si affermò come uno dei meeting prediletti dai campioni. Che a Sassari trovavano affetto, applausi e le condizioni per risultati a volte eccezionali: tra tutti il primato italiano di Sergio Ottolina sui 400, nel 1965, un 46”2 che è tempo di valore assoluto anche sessant’anni dopo.
A rievocare quegli eventi irripetibili, a scolpirli nella storia con cronache, risultati e fotografie, evitando l’annebbiarsi del ricordo e la vaghezza della leggenda, è Gianni Usala nel nuovo libro della collana “Atletica sarda da non dimenticare”. Un gigantesco lavoro di ricerca sulla disciplina sportiva che Usala, 76 anni, professore di educazione fisica in pensione, ha frequentato come velocista (ma fu anche un brillante calciatore), come allenatore e dirigente della Delogu Nuoro e infine come storico. Ha scovato, riordinato e digitalizzato un’infinità di tracce cartacee e ne ha tratto un racconto esemplare di sport e di vita.

Il quinto volume è dedicato ai “Grandi Eventi”. Nell’isola la prima importante manifestazione in pista è proprio il Trofeo Urigo, edizione inaugurale il 10 maggio 1964. Racconta Usala: “La città di Sassari e la Studium si attivano per organizzare un meeting che onori nel migliore dei modi la memoria di Vittorio Urigo, atleta locale recentemente scomparso. Al lancio dell’iniziativa rispondono tutti i migliori atleti italiani, che avevano iniziato a conoscerlo nei raduni collegiali frequentati insieme per tanti anni. Al di là di incontri tra rappresentative nazionali o campionati federali, nel passato in Sardegna nessuna società si era accollato l’onere di allestire una manifestazione nazionale su pista. Diecimila spettatori accorrono allo Stadio dei Pini. Se ne aspettavano diverse migliaia in meno: una simile affluenza mette in difficoltà la gestione degli spazi riservati al pubblico”.
Chi c’è in pista? Un certo Livio Berruti, campione olimpico dei 200 a Roma 1960, che vince i 200 in un comodo 21”3 evitando lo scontro diretto con il velocista emergente Sergio Ottolina, primo sui 100 in 10”3. Nel salto con l’asta ecco Franco Sar, il sardo protagonista nel decathlon ai Giochi di Roma. Nei 10000 un altro sardo pluricampione italiano, Antonio Ambu, che pochi mesi dopo correrà la maratona alle Olimpiadi di Tokyo. Non male per un meeting alla prima edizione. L’anno dopo ancora meglio:

“L’invito parte verso le migliori società e verso i migliori atleti italiani (tutto attraverso la Federazione, che ha il controllo delle partecipazioni degli atleti di interesse nazionale). Si pensa addirittura di invitare atleti francesi e tedeschi e dare al Trofeo un tocco di internazionalità. La risposta è unanime: tutti vogliono venire a Sassari memori dell’accoglienza ricevuta l’anno passato”.
Torna Berruti, che corre e vince i 100; nel giavellotto domina Carlo Lievore, primatista mondiale fino a pochi mesi prima; e soprattutto riappare a Sassari, con una prestazione favolosa sui 400, Sergio Ottolina. Pista in terra battuta, scarpe chiodate molto meno performanti di quelle di oggi, ma “l’atleta lombardo – scrive Usala – straccia con 46”2 un record che resisteva da 26 anni, perché 5 decimi di miglioramento nel giro di pista sono un’enormità”. Un’impresa compiuta nello stadio che in futuro sarà intitolato a Tonino Siddi, il più forte quattrocentista italiano degli anni Quaranta e Cinquanta.
Il livello del Trofeo Urigo resterà elevato negli anni successivi: allo Stadio dei Pini gareggeranno tra gli altri Eddy Ottoz, medaglia di bronzo sui 110 ostacoli alle Olimpiadi di Città del Messico 1968; Renato Dionisi, a lungo il miglior saltatore con l’asta italiano; Franco Arese, campione europeo dei 1500 a Helsinki 1971; Giuseppe Gentile, medaglia di bronzo nel triplo ai Giochi del Messico; Marcello Fiasconaro, primatista mondiale degli 800 dal 1973 al 1976; l’ugandese John Akii-Bua, campione olimpico dei 400 ostacoli a Monaco.
Pietro Mennea, il più grande velocista italiano di tutti i tempi, prende parte alla decima edizione dell’Urigo, il 10 maggio 1973, ed è stakanovista come al solito: “100 metri in 10”2 – racconta Usala – davanti a Sergio Morselli e Alfredo Maccacaro; 200 metri in 20”8 davanti a Gaetano Calvo e all’atleta di casa Tore Masia; per finire ultima frazione nella staffetta dell’Aeronautica Militare vincitrice nella 4 x 200 metri”.

Curiosità: nel 1969 la società sportiva San Camillo seguì l’esempio della Studium organizzando a Sassari un meeting nazionale, stavolta tutto al femminile. La stella fu Paola Pigni, che tre anni dopo avrebbe vinto la medaglia di bronzo nei 1500 ai Giochi di Monaco. Nel 1970 un’edizione ancora più ricca, con la campionessa olimpica dei 400 metri Colette Besson e tante altre atlete di valore, italiane e straniere. In pedana una ragazzina promettente: Sara Simeoni, seconda nel salto in alto con 1,73.
Sì, c’è stata un’epoca in cui queste cose potevano succedere. Verrebbe quasi il dubbio di aver sognato, perché oggi portare allo Stadio dei Pini campioni di quella statura sarebbe inimmaginabile. L’atletica sassarese non ha mai smesso di produrre talenti, ma organizzare meeting su pista di alto livello (in città o anche altrove in Sardegna) è diventato economicamente insostenibile: la progressiva sparizione di eventi come il Trofeo Urigo (ultima edizione la tredicesima, nel 1976), il Meeting Terra Sarda, il Memorial Delogu è il retrogusto amaro del libro di Gianni Usala. Che però in cambio ci regala la dolcezza della nostalgia.
(Informazioni sui libri della “Atletica Sarda da non dimenticare” possono essere richieste all’autore usalag@tiscali.it. Sui primi 4 volumi c’è disponibilità; sul quinto I Grandi Eventi è opportuna una prenotazione entro e non oltre il 31 maggio, con consegna nel mese di giugno. Chi vuole valutare il contenuto può richiedere una breve anteprima o visionare il profilo dell’autore su Facebook)


