di Marco Ledda

Un’onda umana che travolge i padiglioni, un’energia elettrica che si respira tra gli stand. Il Salone Internazionale del Libro di Torino quest’anno, più di quelli passati, è stata un’edizione che non è stata semplicemente “frequentata”, ma letteralmente vissuta. Gente, tantissima gente, ma soprattutto ci sono stati i giovani. Ragazzi con gli zaini carichi di volumi, file interminabili per un firmacopie, occhi accesi di fronte alle parole. C’è molta conduzione, molto spettacolo, molti autori capaci di bucare lo schermo della pagina scritta per farsi carne e voce. È bello, è straordinariamente coinvolgente.

In questo caos organizzato, la vera magia si compie nel punto esatto in cui la letteratura incontra la divulgazione. Per troppo tempo la cultura alta è rimasta arroccata nelle torri d’avorio, ma oggi la divulgazione ha dimostrato di essere l’unico vero ponte democratico. E da dove nasce? Nasce dalle persone. Dalla loro voglia viscerale di relazionarsi, di accorciare le distanze, di conoscere e di aprirsi a nuove esperienze. Questa è un’edizione piena di tutto: di storie, di volti, di futuro. È un’edizione bella e maledettamente giovane. La dimostrazione?

Mentre cammino tra i corridoi affollati, immerso in questo flusso di stimoli, vengo intercettato da un gruppo di ragazzi. Mi guardano, mi fermano e mi rivolgono una domanda a bruciapelo, di quelle che non ti aspetti ma che ti costringono a fermarti: “Tu, ti senti rivoluzionario?”

Una domanda fantastica. Di un’audacia e di una freschezza disarmanti. Lì per lì resti spiazzato, poi ti guardi intorno e capisci il contesto. In un’epoca dominata dal consumo rapido, dagli algoritmi che decidono cosa dobbiamo guardare in tre secondi e dalla distrazione di massa, trovarsi in un luogo dove migliaia di persone scelgono di dedicare il proprio tempo alla complessità di un libro è, di per sé, l’atto più rivoluzionario possibile.

Se essere rivoluzionari oggi significa non adeguarsi al pensiero unico, avere fame di storie diverse dalla propria, voler approfondire anziché restare in superficie e, soprattutto, avere il coraggio di emozionarsi per un’idea, allora sì: in questo Salone ci siamo sentiti tutti un po’ rivoluzionari. Anche perchè, magari, ti porti a casa la maglietta del “Che” o di “Radio Out” di Peppiniello Impastato, per non dimenticare. La cultura non è un salotto polveroso, ma una forza viva che scuote, o dovrebbe scuotere, le coscienze. E questi giovani, con la loro voglia di divulgare e di relazionarsi, ci stanno ricordando che la vera rivoluzione parte sempre da una pagina voltata insieme. Non a caso il claim di quest’anno è stato “Il mondo salvato dai ragazzini” di Elsa Morante. Noi ci speriamo, visto che i “grandi” stanno fallendo miseramente.

I numeri del SalTo 2026

Cinque giorni con 254.000 persone che hanno incontrato ospiti da tutto il mondo e case editrici in un’atmosfera di gioia e partecipazione, per tracciare parole nuove, sguardi sul mondo e per festeggiare l’appartenenza a una grande e variegata comunità di lettrici e lettori.

Oltre 1.000 spazi espositivi, 36 sale incontro e 8 laboratori, il 40% degli appuntamenti in calendario sold out, circa 132.000 visitatori e visitatrici hanno partecipato agli incontri organizzati nelle sale, oltre 1.100 appuntamenti sul territorio in quasi 400 spazi con il Salone Off. Nell’anno de Il mondo salvato dai ragazzini, i giovani sono stati ancora più protagonisti: la partecipazione delle scuole ha raggiunto 34.500 presenze tra studenti e accompagnatori, con un aumento del 25% rispetto alla precedente edizione.

Il Salone del Libro quest’anno ha accolto 254.000 visitatori tra i padiglioni 1, 2, 3, 4, il nuovo padiglione 5, l’Oval, il Centro Congressi e la Pista 500, progetto artistico sviluppato dalla Pinacoteca Agnelli, il Centro Commerciale Lingotto e Uci Cinemas. Per la prima volta l’affluenza del giovedì ha superato le 40.000 presenze, quella del venerdì le 50.000 e quella del sabato le 70.000.

I grandi eventi de “Il mondo salvato dai ragazzini.” Sale piene e incontri sold out: è il bilancio della XXXVIII edizione del Salone del Libro. Un pubblico caloroso ha invaso le sale e gli stand e ha atteso con pazienza di incontrare e salutare le autrici e gli autori e di tornare a casa con una firma o dedica sulla copia acquistata. Tra gli eventi internazionali con maggiore affluenza e amati dal pubblico: Bernie Sanders, Zadie Smith, Emmanuel Carrère, Peter Cameron, Kiran Desai, László Krasznahorkai, Boualem Sansal, Valeria Luiselli, David Grossman, Leila Guerriero, Nathacha Appanah, Ece Temelkuran, Irvine Welsh, Lea Ypi, Aline Bei, Simon Mason, Petros Markaris, Ayşegül Savaş, Hervé Tullet, Magali Bonniol. Tra quelli italiani: Stefania Andreoli, Roberto Baggio, Marco Bellocchio, Alessandro Baricco, Alessandro Barbero, Daria Bignardi, Luca Carboni, Concita De Gregorio, Fiorello, Jovanotti, Luciano Ligabue, Mara Maionchi, Cecilia Sala, Roberto Saviano, Patrizia Valduga, Zerocalcare. Il Salone tornerà ad accogliere editori, lettrici, lettori, autori e autrici dal 13 al 17 maggio 2027