Florinas. Si avvia verso il gran finale la giornata conclusiva di Florinas in Giallo 2026, una domenica ricca di appuntamenti che intreccerà letteratura, enogastronomia e grande giornalismo d’inchiesta.

La giornata si aprirà a metà mattina con il consueto Aperitivo in Giallo, spazio in cui Silvia Sanna presenterà il suo romanzo L’ombra del padre insieme a Stefano Resmini. A seguire, la tradizione si sposta a tavola con l’ormai classico A pranzo col delitto, curato da Giovanni Fancello e dall’Associazione Ena ‘E Littu, un momento conviviale unico che permetterà al pubblico di pranzare a fianco degli autori ospiti della rassegna.

Nel pomeriggio le attività si sposteranno nel cuore di piazza del Popolo per un’intensa susseguenza di incontri letterari. Si partirà con Tullio Avoledo e il suo Ultimo valzer di una ragazza perbene, narrato in dialogo con Cristina Nadotti, per poi proseguire con Alice Basso, che intervistata da Raffaele Sari svelerà i retroscena de Le ottanta domande di Atena Ferraris. Prima della sera sarà la volta della narrativa internazionale con Sara B. Elfgren, in dialogo con Luca Crovi per presentare Cose di famiglia.

Il festival si concluderà infine nella cornice dell’Anfiteatro Comunale: dopo l’esibizione del Coro di Florinas, il palco sarà tutto per Sigfrido Ranucci, che porterà in scena il suo atteso monologo Diario di un trapezista.

Tra i grandi nomi internazionali di questa edizione spicca Sara B. Elfgren, autrice svedese di successo tradotta in trenta lingue. Già nota per le sue opere per ragazzi, per il teatro, la TV e i videogiochi – che le sono valse candidature a prestigiosi riconoscimenti come l’August Prize e il Nordic Council Literature Prize –, la scrittrice presenta a Florinas il suo thriller Cose di famiglia.

Un’opera in cui la tensione nasce soprattutto da ciò che è più vicino: le relazioni intime. «Trovo affascinante mostrare quanto le nostre emozioni e il senso di libertà possano essere condizionati dalle persone che ci sono più vicine», spiega l’autrice. «Nelle relazioni profonde c’è immensa bellezza, ma se la persona sbagliata ti entra sotto pelle, la sofferenza che ne deriva può diventare una trappola da cui è quasi impossibile liberarsi».

Al centro del romanzo c’è il legame imperfetto tra le sorelle Mirjam e Nia. Un rapporto complicato e al contempo un’amicizia messa a dura prova da una fiducia spezzata, che si consuma nello scenario di un’isola. Un’ambientazione tutt’altro che casuale per Elfgren: «L’isola è comparsa nella mia mente prima ancora dei personaggi. Ho trascorso le estati dell’infanzia nell’arcipelago di Stoccolma ed è un luogo a cui sono legatissima, perfetto per rendere l’idea del completo isolamento».

Un isolamento che diventa anche psicologico, grazie alla scelta di raccontare la vicenda interamente dal punto di vista della protagonista. «Quando metti una persona comune in una situazione estrema, la suspense nasce proprio dai suoi tentativi, e spesso dai suoi fallimenti, di mantenere il controllo», chiarisce la scrittrice, riflettendo infine sulla forza della narrativa scritta rispetto ad altri media. «Se riesci a entrare sotto la pelle di chi legge, il testo risuona con le sue esperienze personali in modo unico. Amo scrivere romanzi proprio per questo: permette di costruire un intero mondo, a patto di saper guardare la storia, passo dopo passo, anche con gli occhi del lettore».