Sassari. Ci sono molti motivi per criticare lo stanziamento di 3 milioni di euro l’anno per quindici anni — 45 milioni fino al 2041 — alla sede universitaria decentrata di Olbia, per lo sviluppo di nuovi corsi nel Dipartimento di Innovazione dell’Università di Sassari (UNISS): lo sostiene un articolo pubblicato sulla newsletter Data Refero, curata da alcuni docenti dell’ateneo sassarese.  Il finanziamento rientra nella manovra da 2,5 miliardi approvata dal Consiglio regionale della Regione autonoma della Sardegna (RAS) il 12 agosto 2026, non ancora pubblicata e quindi suscettibile di modifica.

Una polemica di campanile, per tutelare gli interessi di Sassari contro quelli di Olbia? Assolutamente no, assicurano gli estensori dell’articolo (qui la versione completa), che si conclude con alcune domande alla presidente Alessandra Todde, al vicepresidente Giuseppe Meloni, all’assessora alla Pubblica Istruzione Ilaria Portas e a tutti i componenti della Giunta e del Consiglio. “Non è un discorso contro Olbia. Nulla (…) dice che Olbia non meriti un’università, o che la Gallura non abbia ragioni di sviluppo da far valere. (…) L’impegno a lungo termine è lo strumento giusto. Il problema non è la sede, né la durata. È che manca ciò che trasforma una durata da rischio in merito: una strategia integrata del sistema universitario sardo, capace di internalizzare gli effetti di lungo periodo e i costi opportunità delle risorse impegnate. Senza quel disegno, una misura non risponde alle esigenze del sistema — di UNISS e di UNICA in primis — ma a quelle dei gruppi che la richiedono”.

Accanto alle argomentazioni tecniche, gli autori usano anche l’arma dell’ironia: “Ci si obietterà: questa misura la vogliono tutti — atenei, consorzi, Olbia, la Gallura, la politica di ogni colore. Un consenso così ampio non è la prova che sia una buona idea? No: è la prova che c’è appetito. Messa una risorsa sul tavolo, la risposta individualmente ottima di ciascun attore è prenderla. L’unanimità che ne risulta non è una visione condivisa: è un equilibrio di Nash. Metti una carota nel nord-est della Sardegna e tutti i conigli si spostano, insieme, a mangiarla: che corrano nella stessa direzione dice dov’è la carota, non che metterla lì fosse la scelta giusta. E senza un criterio, dove ci si ferma? Ogni territorio ha ormai il suo argomento: un dipartimentu de sos mugrones e de sos chervos sul Supramonte, uno de sas iscarzofas a Viddalba, uno de su carbone a Carbonia, uno de sos nuraghes a Ghilarza. È una caricatura, ma mostra che il criterio manca: se Olbia sì e Ghilarza no, deve esistere una ragione di sistema, e non è scritta da nessuna parte. Chi ha deciso per Olbia senza un criterio ha deciso, in linea di principio, per tutti”.

“Si tratterebbe – spiega Data Refero – di un finanziamento utilizzabile soprattutto per il reclutamento di docenti a tempo indeterminato. Del resto, il neonato dipartimento avrà bisogno di sostituire i 16 ricercatori a tempo determinato che andranno a scadenza. I corsi non partiranno prima del 2026-27, ma probabilmente successivamente, e non si sa ancora quali: il progetto fondativo resta generico. Inoltre, non è chiaro per quali percorsi il neonato dipartimento — un mosaico di settori eterogenei, tra afferenze e defezioni — soddisfi i requisiti minimi di docenza. La misura si somma ad altri interventi quindicennali per reclutamento docenti.

“La Regione ha scelto, per una volta, lo strumento giusto: l’impegno a lungo termine. Ma lo fa senza una strategia organica sul sistema universitario sardo. E bisogna tener conto che la manovra non solo impegna il bilancio regionale per 15 anni, ma a scoppio ritardato, vincolerà anche quello di UNISS. La cifra è sproporzionata: un impegno di 45 milioni per un solo dipartimento e 39 milioni per il triennio 2026-2028 per tutta l’Università sarda. Vincolo dei punti organico: per sfruttare i 3 milioni all’anno destinati a UniOlbia occorre utilizzare più punti organico di quelli disponibili nell’Ateneo, condizionando fortemente il reclutamento degli altri dipartimenti”.

Nell’articolo di Data Refero viene spiegato che “un indicatore tecnico decide quanto un ateneo può assumere: il rapporto tra spese di personale ed entrate strutturali, con un tetto di legge dell’80% (d.lgs. 49/2012, art. 5). Per UNISS vale il 74,65% nel 2025, contro il 66,17% del 2021 (Note integrative Bilanci UNISS): su questo indicatore abbiamo patito: colleghe e colleghi ricordano i concorsi bloccati per questo motivo. Quanto margine resterà tra quindici anni? Per quindici anni la manovra lo lascia tranquillo: gli stipendi dei reclutati a Olbia, coperti dalla Regione, restano fuori da quel rapporto. Poi, al sedicesimo anno, il contributo regionale finisce; gli stipendi no. Da un giorno all’altro quei costi entrano nel bilancio di UNISS senza l’entrata che li compensava (…) La bomba del 2041 basterebbe da sola ad aprire un conflitto tra “su Dipartimentu” di UniOlbia e il resto dell’ateneo. Ma il conflitto non aspetta quindici anni: è già qui, nell’allocazione delle risorse (…). I docenti degli altri undici dipartimenti farebbero bene a chiedersi che cosa significhi per loro. A bilancio dato e a organico che si assottiglia, ogni risorsa concentrata per quindici anni su una sola sede non andrà ai loro reclutamenti, ai loro laboratori, alle loro aree di ricerca. Non è un conflitto tra persone: ciò che va a Olbia non va altrove — e a disegnare quella geografia non è l’ateneo, ma un finanziatore esterno. (…) Il pasticcio contrappone non solo un dipartimento agli altri undici, ma alcuni corsi di laurea ad altri. Le sedi gemmate esistono da anni, e a tenerle in piedi sono corsi che nessuno ha mai finanziato per quindici anni”.

Arrivando alle conclusioni, i docenti che curano la newsletter Data Refero affermano che “una mancia si dimentica in un anno; una scelta lunga senza disegno si paga per quindici — e la paga chi non l’ha decisa. Restano alcune domande, e non sono retoriche. Le rivolgiamo alla presidente Alessandra Todde; al vicepresidente Giuseppe Meloni — gallurese — che stando ai giornali la misura ha promosso; all’assessora alla Pubblica Istruzione Ilaria Portas; e a tutti i componenti della Giunta e del Consiglio che l’hanno votata il 12 agosto. (…) Eravate consapevoli quando avete deciso? Se sì, spiegateci in un confronto pubblico perché avete proposto e votato comunque la misura. Se non lo eravate, quarantacinque milioni per quindici anni sono stati impegnati senza sapere che cosa comportano. Delle due, l’una — ed è una risposta che i sardi, e il personale e gli studenti dei due atenei, hanno il diritto di conoscere”.

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