carcere indicativa Pixabay

Torna in Sardegna Donato Capece, segretario generale e instancabile animatore del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, per proseguire le visite nelle strutture detentiva dell’Isola. In programma, ispezioni sindacali nella Casa circondariale di Uta a Cagliari (lunedì 12 giugno, dalle ore 9.30), nell’Istituto penale per minorenni di Quartucciu (lunedì 12 giugno, dalle ore 16.00), nella Casa di reclusione di Oristano (martedì 13 giugno, dalle ore 09.30) ed in quella di Isili (mercoledì 14 giugno, dalle ore 10.00). Nelle visite, Capece sarà accompagnato dal segretario regionale SAPPE Luca Fais.

“Il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria prosegue nelle sue visite nelle carceri dell’Isola, oggi affollate da 2.079 persone detenuti, delle quali 47 donne e 485 stranieri. Ancora una volta porterò nelle carceri, per adulti e minori in cui mi recherò, l’apprezzamento e il supporto del primo Sindacato della Polizia Penitenziaria ai colleghi che quotidianamente, in prima linea, garantiscono l’ordine e la sicurezza in condizioni drammatiche”, spiega Capece. “Il SAPPE tornerà a denunciare il mancato auspicato miglioramento delle condizioni di lavoro del personale del Corpo di Polizia Penitenziaria in servizio presso gli istituti penitenziari della regione Sardegna, che non possono per altro condividere lo stesso Provveditorato regionale del Lazio con sede a Roma; istituti nei quali, per la maggior parte, è ormai divenuto letteralmente impossibile lavorare e, per larga parte, sono accomunati dalle seguenti gravissime criticità: una importante carenza di personale; il costante verificarsi di eventi critici, nella maggior parte dei casi aggressioni nei confronti di personale; l’introduzione di oggetti e materiali non consentiti (droga, telefonini; etc.); l’assenza, il più delle volte, di Comandante e Direttore titolari; l’assenza in Reparto di medici ed infermieri a sufficienza e, in caso della necessità di sottoporre i ristretti a cure sanitarie, la discutibile assegnazione di detenuti a nosocomi che sono distanti parecchio distanti dalle carceri di assegnazione”.

“Il nostro è un atto dovuto alle donne e agli uomini della Polizia Penitenziaria che, in Sardegna come in ogni altra parte d’Italia, “buttano letteralmente il sangue” nelle sezioni detentive e non sono minimamente considerati da parte di questa amministrazione matrigna”, conclude Capece, che con l’occasione torna a sollecitare gli interventi dei vertici del Ministero della Giustizia, dell’Amministrazione Penitenziaria e della Giustizia minorile e di Comunità.